Coltivazioni di cannabis indoor: i consigli per gestire al meglio l’illuminazione

Sono tantissime le persone che, ogni giorno, si informano sulle modalità di coltivazione della cannabis in casa. La scelta di procedere indoor è frequente soprattutto perché, nella maggior parte dei casi, avere a disposizione spazi in casa non è così semplice. Come sicuramente saprai, sono diversi gli aspetti a cui porre attenzione. Nell’elenco, spicca il focus sull’illuminazione. Se ti stai chiedendo come gestirla al meglio, nelle prossime righe puoi trovare alcuni consigli che, speriamo, potranno aiutarti a dare una svolta al tuo hobby.

Cannabis: le principali soluzioni per illuminare le piante

Quando si chiama in causa la strada migliore da seguire nel momento in cui si coltiva cannabis indoor, sono tre le alternative che si possono prendere in considerazione. Ecco le principali:

  • Lampade HID
  • Lampadine a LED
  • Lampadine CFL

Entriamo nel vivo delle varie alternative partendo dalla prima. Le lampade HID sono considerate una chicca storica amata da chi, già dagli anni ‘70/80, ha iniziato a coltivare cannabis in ambiente domestico. Nel corso degli anni, ovviamente, sono stati messi in primo piano diversi miglioramenti tecnici.

Come vanno gestite queste fonti di illuminazione? La prima cosa da dire è che andrebbero appese e mantenute a una distanza dalle cime non superiore ai 30/50 centimetri. Quando le si chiama in causa, è importante sottolineare che si tratta di soluzione particolarmente adatte ai semi autofiorenti. Questi ultimi, venduti da realtà come https://2fast4buds.com/it, e-commerce che deve il suo successo a un team internazionale, sono caratterizzati, come dice il nome, da una fioritura rapida. Alla luce di ciò, hanno un ciclo di vita breve e richiedono un’ottimale resa luminosa come quella che sono in grado di garantire le lampade HID. Rimanendo in questo ambito, facciamo presente che l’opzione ideale per questi semi prevede il ricorso alla luce blu durante la fase di fioritura. Nel corso della fase vegetativa, invece, l’optimum prevede il fatto di focalizzarsi verso uno spettro luminoso di colore rosso.

Cosa dire, invece, in merito ai LED? Prima di tutto che questa tecnologia, da diversi anni, è al centro dell’attenzione degli acquirenti in diversi settori per via della durata nel tempo dei corpi illuminanti. Dati alla mano, le lampadine a LED sono in grado di garantire ai coltivatori di cannabis indoor performance che non hanno nulla da invidiare a quelle delle lampade HID.

Ovviamente ci sono anche dei contro! Il principale è legato al prezzo, decisamente più alto rispetto a quello di altre soluzioni.

Mancano ancora i consigli legati alla gestione delle lampade CFL. La loro principale caratteristica è il fatto di emettere una luce particolarmente compatta e fluorescente. Nel momento in cui si chiama in causa questa tipologia di corpo illuminante, è il caso di ricordare la possibilità di posizionare la lampadina anche molto vicino alle cime. In linea di massima, questa alternativa viene considerata il non plus ultra nelle situazioni in cui la growroom è collocata in un ambiente particolarmente piccolo.

Cosa sapere sull’intensità luminosa

Fino ad ora, non abbiamo parlato ancora dell’argomento dell’intensità luminosa, di grande importanza quando ci si muove tra i consigli per coltivare al meglio la cannabis in casa. Entrando nel dettaglio delle varie alternative, facciamo presente che, nei casi in cui si ha a che fare con corpi illuminanti con una potenza di 150 W, è il caso di ricordare il fatto di orientarsi, se possibile, verso il posizionamento delle lampadine a una distanza di circa 17 centimetri dalle parti più alte delle piante.

Cosa dire, invece, in merito alle lampade da 250 W? Che, in questo caso, la distanza deve essere superiore. Parliamo infatti di circa 25 centimetri. Nelle situazioni in cui, invece, i Watt sono 400 o 600, non si può andare sotto ai 30 e ai 40 centimetri di distanza.