Codice EAN e UPC-A, scopriamo di cosa si tratta

Spesso e volentieri si sente parlare di codice a barre: ebbene, è quel tipico codice che è caratterizzato dalla presenza di barre dall’andamento verticale e spazi bianchi, la cui decodificazione avviene tramite uno strumento ben specifico, che è rappresentato da un lettore ottico piuttosto che da uno scanner particolare.

I codici a barre UPC-A si caratterizzano per essere semplicemente una sottocategoria dei codici a barre EAN-13. Nel caso in cui la prima cifra che caratterizza il codice è uno zero, ecco che le barre saranno formate da due EAN-13, mentre l’UPC-A sarà praticamente uguale. La più importante differenza tra queste due categorie è rappresentata dallo spostamento del numero che si può leggere a occhio nudo da parte di un essere umano.

Una larga diffusione negli Stati Uniti

I codici upc rappresentano la tipologia maggiormente diffusa oltre oceano, senza dimenticare come si tratta di quella più diffusa a livello mondiale. Viene utilizzato in modo specifico in riferimento al settore della vendita al dettaglio. Quindi, si può facilmente rilevare nei prodotti che vengono venduti dai vari negozi, come ad esempio quello che propone generi alimentari.

La realizzazione di questo particolare codice a barre è avvenuta grazie all’impulso dello Uniform Grocery Product Code Council, sfruttando ovviamente la preziosissima collaborazione con IBM. L’impiego di tale codice a barre è cominciato tanti anni fa, nel corso del 1974. Il primissimo codice UPC-A venne applicato su una confezione di gomme da masticare, che è poi diventata così famosa al punto tale da essere esposta direttamente presso lo Smithsonian.

Le caratteristiche principali

La prima cosa da mettere in evidenza è che un codice a barre UPC-A si caratterizza per essere formato da ben 12 cifre. Non solo, dal momento che queste codice parte sempre e comunque con un carattere in cui è presente una sola cifra, che va a identificare il tipo di classificazione che caratterizza quel singolo prodotto.

In seguito, ecco che è presente un codice produttore che è composto da ben cinque cifre, a cui poi seguirà un altro codice prodotto, sempre di cinque cifre, oltre che una cifra di controllo posta alla fine. Ogni cifra è formata da una sequenza che si può individuare in maniera univoca, che è formata da due barre, oltre che da due spazi la cui larghezza può cambiare notevolmente.

I punti di forza dei codici UPC-A

Sono diversi i vantaggi che si possono ricollegare ai codici a barre UPC-A: prima di tutto, l’alto livello di semplicità che li caratterizza, poi il fatto di essere notevolmente concisi. Si tratta della tipologia maggiormente diffusa a livello mondiale, anche per via del fatto che possono essere letti in pratica da ogni tipo possibile e immaginabile di lettore di codice a barre normale.

Non solo, dal momento che la cifra presente a mo’ di controllo riesce a garantire un alto livello di prevenzione nei confronti di ogni tipo di errore accidentale, nello specifico nel momento in cui i codici vengono inseriti in modo manuale.

La presenza di una formula matematica consente di ricavare le prime 11 cifre con un livello di precisione particolarmente elevato, in maniera tale da poter mettere le mani sul risultato finale. Nel caso in cui la cifra di controllo non è la stessa rispetto a quella che viene prodotta dagli altri numeri, allora vuol dire che è presente un errore.

C’è, in ogni caso, anche qualche punto debole legato all’adozione dei codici a barre UPC-A, e che riguarda da vicino il sistema composto da dodici cifre. Infatti, quest’ultimo è adeguato a delle codifiche piuttosto limitate e di dimensioni estremamente ridotte. Insomma, rappresenta una soluzione perfetta per tutti i supermercati piuttosto che per quei negozi che effettuano la vendita al dettaglio, mentre non si può ritenere certamente la soluzione più efficace in riferimento ad altre tipologie d’uso e di acquisizione.