Fido bancario, come funziona?

La perdita del potere d’acquisto è un fattore, purtroppo, che ha accompagnato l’ultimo decennio della vita degli italiani: il nostro paese, infatti, ha accusato la terza perdita più marcata dell’intera Area €uro, alle spalle delle sole Cipro e Grecia, certamente non due colossi del Vecchio Continente.

Va da sé, di conseguenza, che il ceto medio italiano, da sempre considerato il volano dell’economia nazionale, abbia visto restringersi le proprie capacità di spesa, ricorrendo, in alcuni casi, a forme di aperture di credito in svariate modalità. Discorso analogo può essere traslato anche ad un numero di medie e piccole imprese del nostro paese, che per far fronte alle varie crisi intercorse hanno richiesto aperture di credito con maggior frequenza.

Fido bancario: cosa significa a “revoca” o “temporaneo”

Una di esse, alla quale ricorrono sia imprese che privati, è costituito dall’apertura di una linea credito in conto corrente, molto più comunemente nota col nome di fido bancario. Esso, in buona sostanza, consiste in una somma che viene resa disponibile nel conto corrente in aggiunta alla somma presente sul medesimo.

Ottenere un fido bancario, infatti, non implica che il medesimo venga obbligatoriamente utilizzato, ma può essere sfruttato in qualsiasi momento nel caso in cui il titolare del rapporto ne abbia effettivamente bisogno. Questa definizione, ad onor del vero, è valida per il cosiddetto “fido bancario a revoca”, che viene rinnovato annualmente dall’istituto di credito, e differisce, invece, dal “fido temporaneo”.

Quest’ultimo, infatti, prevede una scadenza specifica già prestabilita all’atto dell’apertura della linea di credito in conto corrente. A titolo esemplificativo, un soggetto può richiedere un fido di tre mesi di un determinato importo, in attesa dell’accredito di una somma entro quella scadenza: esauritosi l’arco temporale prestabilito, il fido viene automaticamente revocato e la disponibilità del conto corrente è costituita dalle sole basi attive della controparte.

Per quanto concerne il “fido a revoca”, gli istituti di credito, fatto salvo che ogni caso fa storia a sé, sono tendenzialmente favorevoli alla concessione qualora si risultasse stabilmente percettori di reddito e l’accredito degli emolumenti fosse canalizzato direttamente nel conto corrente. Se questi, di fatto, sono gli elementi più importanti, altri concorrono a rendere più facilmente accoglibile la richiesta di un fido.

Come richiedere il fido e la possibilità della banca di chiederne la revoca

La storicità del rapporto con l’istituto bancario concedente il fido, ad esempio, non può far altro che aumentare le probabilità che lo stesso possa essere erogato. Anche disporre di qualche risparmio di natura finanziaria, come – a titolo esemplificativo – obbligazioni o fondi, può agevolare l’accoglimento della richiesta, al pari della proprietà dei beni immobiliari o da entrate fisse mensili di altra natura.

Quanto si decide di chiudere un fido bancario, bisogna che il saldo contabile, ossia lo somma deturpata del fido concesso, sia pari a zero; viceversa, bisogna versare la liquidità necessaria al fine che venga raggiunto il predetto saldo contabile e la linea di credito possa essere definitivamente estinta.

Esistono casi, però, in cui la banca si può avvalere della possibilità di revoca del fido bancario di propria iniziativa. Situazioni certamente poco piacevoli per chi le deve subire, ossia il titolare del conto corrente, che danno adito ad alcune controversie in cui, non di rado, il cliente dell’istituto bancario riesce a far valere le proprie ragioni.

Il fido bancario, come qualsiasi servizio erogato dagli istituti di credito, prevede dei costi, che talvolta, però, sono assai differenti da istituto a istituto. Quella che tutti i fruitori del fido sono tenuti a pagare, riguarda la commissione per la messa a disposizione della linea di credito, una cifra pagata del cliente indipendentemente dall’utilizzo del fido. In base, poi, all’utilizzo del fido, invece, il cliente pagherà gli inevitabili interessi, proporzionali all’importo utilizzato ed all’arco temporale di utilizzo.