Il carcere di Parma e il “Protocollo farfalla”: il filo fra Sisde e mafia

Il carcere di Parma è stato una delle basi operative dei servizi segreti italiani deviati. Questo pare emergere da una serie di indizi – sempre più numerosi – che appartengono alla storia del misterioso “Protocollo farfalla”, un accordo segreto e illecito fra il Sisde e l’amministrazione penitenziara, all’oscuro della magistratura, per tenere rapporti con esponenti mafiosi, forse legato anche alla cosiddetta patto trattativa fra Stato e mafia. Un accordo la cui portata si cerca di comprendere da quando, nel 2014 su cui si è iniziato a far luce dal 2014, i relativi documenti sono stati desecretati.

Nuove conferme sul ruolo di Parma emergono dal caso di Umberto Mormile, un educatore che lavorava nel carcere di Opera a Milano, ucciso in un agguato nel 1990. In questi giorni, la famiglia ha chiesto di riaprire le indagini sul caso, in cerca di verità: la sua morte fu attribuita al rifiuto di scrivere una relazione favorevole al boss Domenico Papalia, per la quale gli era stata offerta anche una tangente, relazione utile al boss per avere un permesso di uscita. Per vendicarsi del rifiuto, la cosca di Papalia lo freddò in strada. Secondo la famiglia, però, non fu solo la mafia a decidere l’omicidio, ma anche il Sisde, forse perché Mormile aveva scoperto od ostacolava i rapporti fra il boss e gli agenti segreti. Prima di andare a Milano, Papalia era stato in carcere a Parma, dove aveva potuto tenere regolari contatti con il Sisde, scambiando chissà quali informazioni in cambio di trattamenti di favore.

Il coinvolgimento dei servizi segreti, nell’ambito del Protocollo Farfalla, è emerso da dichiarazioni di tre pentiti ‘ndranghetani. Stando alle loro dichiarazioni, furono proprio agenti del Sisde a ordinare ai sicari di rivendicare l’omicidio dal gruppo Falange Armata, nome all’epoca sconosciuto, ma che sarebbe ben presto diventato noto all’opinione pubblica per una serie di delitti efferati, dagli atti terroristici della Uno Bianca alla strage di Capaci.

Ma Parma – uno dei 23 penitenziari attrezzati per il regime 41 bis – è emerso altre volte in relazione a questo inquietante patto segreto Penitenziari-Sisde-mafia. Ad esempio, fu proprio dopo una visita al boss Bernardo Provenzano a Parma che la parlamentare Sonia Alfano venne a conoscenza del Protocollo Farfalla, che all’epoca – così disse – coinvolgeva 250 uomini dislocati su tutte le carceri che hanno il compito di tenere sotto controllo i detenuti al 41 bis. E a Parma proprio Provenzano venne trovato più di una volta ferito alla testa nel periodo in cui in Sicilia si iniziava ad indagare sulla trattativa Stato-mafia, sempre con telecamere d’ordinanza inspiegabilmente spente.

Un Commento

  1. Vercingetorige ha detto:

    Mah ! Se è vero , come sembra vero , che tutte le nostre comunicazioni su Internet sono “monitorate” , se non proprio intercettate , può essere imprudente , da parte mia , dire quel che sto per dire , Potrebbe essere pericoloso , ma uno dei pochissimi vantaggi di essere vecchio , è quello di non avere ancora molto da vivere , quindi , mi fregherebbero di poco. Dico allora che il reciproco scambio di “favori” tra Stato Italiano e Mafia non sarebbe una novità . C’ è sempre stato da che esiste il Regno d’ Italia. Quando i Funzionari piemontesi arrivarono in Sicilia , capirono subito di essere in un altro mondo. Capirono che erano apparentemente ossequiati e riveriti , ma che , in realtà , non contavano un cavolo , perché il Potere ce l’ avevano altri , e non si trattava di una semplice banda di delinquenti da debellare con qualche Poliziotto e qualche Carabiniere , ma di una “cosa” ben più grossa. Una “cosa” che non si poteva sconfiggere ed eliminare , ma con la quale bisognava scendere a patti. Da sempre lo Stato ha fatto favori alla Mafia , e la Mafia ha fatto favori allo Stato. Pensate solo che l’ uccisione del celebre “bandito Giuliano” , leggenda dell’ Italia degli anni cinquanta , ufficiale dell’ EVIS ( Esercito Volontario per l’ Indipendenza della Sicilia ) , il cui merito cercarono di attribuirsi i Carabinieri , fu , in realtà , orchestrata della Mafia , ma è solo un episodio fra i tanti . Ancora adesso è in corso a Palermo un processo sulla trattativa Stato-Mafia degli anni novanta , che , secondo me , finirà in nulla. Per questo , ‘sto “Protocollo Farfalla” non mi dice proprio niente di nuovo !

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