Quattro nuovi pozzi per i Comuni più colpiti dalla siccità

Quattro nuovi pozzi sono in arrivo nelle centrali di captazione di EmiliAmbiente SpA: gli impianti – la cui costruzione verrà finanziata dai fondi straordinari previsti dalla Protezione Civile Nazionale per misure d’emergenza contro la crisi idrica dell’estate 2017- verranno impiegati in modo integrato rispetto a quelli già attivi per assicurare alla rete gestita dall’azienda l’approvvigionamento da falde acquifere di maggior profondità e minor contenuto di nitrati rispetto a quelle attualmente utilizzate.

CRISI IDRICA E QUALITÀ DELL’ACQUA – Come in gran parte d’Italia, anche in Emilia Romagna i guai sono iniziati un anno fa, con l’assenza di neve durante l’inverno; sono proseguiti nella primavera, con la mancanza di precipitazioni (circa il 30% in meno degli anni precedenti secondo dati Arpae); e sono diventati più gravi durante l’estate, una delle più secche mai viste dal 1800 a oggi. Se è vero che nel territorio gestito da EmiliAmbiente SpA la crisi idrica 2017 non ha causato sospensioni nella regolare fornitura del Servizio, ha d’altra parte pesantemente inciso sulla situazione delle fonti di approvvigionamento della rete.

Al drastico abbassamento dei livelli di falda – circa 3 metri in meno rispetto ai valori storici degli ultimi anni – si è sommato un aumento non trascurabile, seppure ancora compreso nei limiti di legge, della concentrazione dei nitrati” afferma Andrea Peschiuta, Direttore Generale di EmiliAmbiente. “Un problema rilevato in particolare nelle centrali di captazione di Parola (nel Comune di Fidenza) e San Donato (nel Comune di Parma)”.

Con l’ordinanza n.468/2017 la Protezione Civile Nazionale ha riconosciuto alle province di Parma e Piacenza lo stato di emergenza, prevedendo una copertura finanziaria per la realizzazione di opere e attività che permettessero di superare la fase emergenziale.

“Per garantire l’approvvigionamento della rete e migliorare la qualità chimico-fisica delle acque immesse – prosegue Peschiuta – EmiliAmbiente ha quindi chiesto e ottenuto di attivare due finanziamenti, per un valore complessivo di oltre 500mila euro, a copertura di altrettanti interventi sulle centrali interessate”.

CENTRALE DI PAROLA – La Centrale di Parola è attualmente composta da sei pozzi di profondità massima di circa 100 metri e, insieme agli impianti della vicina Centrale di Priorato, garantisce l’approvvigionamento di acqua potabile da Salsomaggiore a Fidenza.

Per verificare puntualmente la presenza di un acquifero sfruttabile al di sotto delle falde note, nonché per verificare la concentrazione dei nitrati lungo la verticale indagata, si è scelto di perforare quattro piezometri (pozzi di osservazione): due nei pressi della Centrale (località Parola) e due presso i pozzi 3 e 4 (località Case Badesse), con profondità massima raggiunta pari a 150 metri circa. Le perforazioni hanno permesso di verificare in entrambe le postazioni la presenza di un acquifero interessante al di sotto di quelli attualmente captati, caratterizzato da consistenza sabbiosa e con assenza pressoché totale di nitrati. Definita la situazione idrogeologica locale, sono stati quindi progettati nei pressi della centrale due pozzi monofalda in grado di emungere l’acqua tra i 120 e i 140 metri di profondità; i due impianti – di cui uno attualmente in cantiere – verranno realizzati con tecnica di perforazione a rotazione e circolazione inversa con diametro di 600 mm, per un investimento complessivo di 241.875 euro.

SAN DONATO – Il sottosuolo su cui insiste la Centrale di San Donato è particolarmente ricco di ghiaie in cui scorre l’acqua del Torrente Parma, caratterizzata da concentrazioni medio-alte di nitrati. Attualmente i tre pozzi esistenti emungono acqua nei primi 100 metri di spessore e forniscono la risorsa potabile a Parma città e ad alcuni comuni della Bassa pianura. Le stratigrafie del sottosuolo indicavano la possibile presenza di un ulteriore orizzonte acquifero potenzialmente sfruttabile: i sondaggi – spinti sino a 150 metri di profondità – hanno intercettato tre importanti orizzonti ghiaiosi tra i 105 e 145 metri di profondità, caratterizzati da una concentrazione di nitrati di circa 15 mg/l: un valore nettamente inferiore a quelli riscontrate negli acquiferi più superficiali.

Sono stati quindi progettati due pozzi monofalda spinti fino a 150 metri di profondità; a causa delle particolari condizioni di permeabilità dell’area e dell’impossibilità di poter spegnere i pozzi della centrale, si è scelto di procedere con la perforazione a percussione e rivestimenti senza l’utilizzo di bentonite, a partire da un diametro di 1200 mm per arrivare al diametro minore di 860 mm a fondo foro. L’intervento, di valore pari a 300mila euro, è stato avviato nelle settimane scorse con la perforazione del primo pozzo, e si protrarrà per circa due mesi.

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