“Dighe e casse, il disastro è servito”

Esporre con competenza e chiarezza le proprie idee. Per favorire un’opposizione convinta e informata alle decisioni imposte dal potere amministrativo e politico.

La sicurezza della pianura si determina in montagna, mantenendo l’effetto spugna del manto boschivo.

La realtà attuale vede invece un disboscamento dissennato con tagli a raso.

Una sicurezza che non si costruisce attraverso dighe in montagna, la cui acqua trattenuta è la stessa che verrebbe a mancare nelle conoidi dei torrenti al loro sbocco nell’alta pianura.

Reteambiente ha già spiegato come impedire le alluvioni attraverso invasi a lato dei torrenti in cui sversare le piene e se necessario col rialzo degli argini e l’introduzione di fioratoi con cui allagare tratti di campagna a cui poi rifondere i danni. Un concetto di difesa attiva, già in parte delineato dal Consorzio di bonifica.

La spesa sarebbe molto inferiore a quella della grande opera, diga o cassa che sia.

Il problema di Colorno che va sott’acqua è causato, oltre che dall’imperizia nel far funzionare la cassa sul Parma, soprattutto dal fatto che il torrente si restringe molto nella bassa e l’acqua si innalza in proporzione. Per risolvere il problema di Colorno dovrebbe essere costruita una piccola cassa in golena prima dell’abitato, che metta definitivamente in sicurezza il paese.

I sindaci dicono che in montagna, in alcune decine di anni, il bosco ha preso il posto dei prati. Altrettanto vero è che da una decina di anni il taglio del bosco è invasivo, speculativo, industriale. Taglio raso con rilascio di matricine.

Piante sottolissime sempre sotto la norma (che prevede almeno 10 cm. di diametro delle stesse) che vengono spezzate regolarmente dalla neve e scalzate dall’acqua dei temporali. Quello che resta è un terreno fortemente acclive, privo di piante le cui radici siano in grado di trattenere il suolo, e costellato di cespuglieti per almeno dieci anni. Un bosco che tornerà a svolgere la sua funzione solo dopo venti o trent’anni.

Un cespuglieto in terreno fortemente acclive non trattiene il suolo come fanno le radici di un bosco. Questi versanti devastati con piogge forti franano a valle.

E’ già successo a Pietta, a Marra, a Boschetto, ovunque i tagli si siano combinati con le frane.

Altro problema la scorta d’acqua per usi molteplici, che le casse d’espansione non affrontano nemmeno (devono sempre rimanere vuote). Qualcuno pensa di risolvere con dighe in montagna come la proposta di Franzini a Vetto.

Meglio sarebbe trattenere l’acqua delle piene in invasi lungo l’asta dei torrenti e usarla per innaffiare nella stagione secca. E’ un’estensione della difesa attiva della Bonifica.

Il rilascio vitale minimo a valle di una diga, cui accennano i propugnatori delle dighe, quali falde rimpingua? Quelle di montagna? Ma lì la falda è già a livello superficiale. Mentre l’interruzione della corrente di subalveo che la diga comporta fa mancare l’acqua proprio dove è carente d’estate, in pianura, nelle conoidi alluvionali di sbocco dei torrenti.

In altre parole, che senso ha trattenere l’acqua in montagna con una diga, se la stessa fa mancare l’acqua in pianura?

E’ assurdo.

Una diga in montagna, poi, per ripagare la spesa della cementificazione, dovrebbe produrre energia elettrica. Ma per produrla occorre che l’acqua nella diga sia al colmo o quasi perchè ci sia un salto sufficiente a mettere in moto la turbina. Ma allora quell’acqua non può andare da nessuna parte, non può essere portata giù per uso irruguo.

Inoltre, una diga crea un lago, cioè un consumo di suolo e di bosco. Quella massa d’acqua importante tende a basculare sui versanti, costituisce un fattore di pressione e di erosione sugli stessi, già portati di loro, per struttura sedimentaria, ad essere franosi.

Il lago sarò fonte di ulteriori condizioni di instabilità dei versanti.

Sono soluzioni senza vantaggi, ma con disastri assicurati.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma salvaguardia e sostenibilità del territorio

7 Commenti

  1. luca b. ha detto:

    Qualcuno informi il sig. Serioli che il progetto della diga di Vetto non prevede un manufatto in cemento, ma un terrapieno.
    Anziché straparlare di cementificazione, si informi.
    “Grazie” a quelli come lei, quelli della “lontra in Val d’Enza” (sparita sin dal 1962!!), non abbiamo un’opera preziosa per tutto il parmense/reggiano. Le rammento che TUTTI gli impatti ambientali e le valutazioni sismiche pretese da Voi pseudoambientalisti a fine anni ’80 hanno avuto esito positivo in favore della diga.
    E allora, per favore, smettetela di bloccare tutto con le vostre fisime.

    • Grillo sparlante ha detto:

      Concordo e aggiungo che questa reteambiente l’unica proposta che fa è quella che sembra si stia abbandonando nel baganza perchè inutile oltre che invasiva ovvero costruire invasi a lato dei torrenti da riempire…. si proprio come a montecchio che si è visto cosa ha protetto… Le uniche casse di espansione efficienti sono come quella di marano anche se però sarebbe gioco costruirla a modo in modo da poterla utilizzare al meglio

  2. Grillo sparlante ha detto:

    Come mai durante l’esondazione a Colorno la cassa di espansione della Parma non è stata riempita e come mai subito dopo per settimane si sono effettuati lavori sugli argini lavorando anche di domenica e nelle festività? Cos’è successo? Come mai nessuno ne parla? Sempre a Colorno dato che la macchina che fa i sacchi di sabbia era rotta (a quanto detto), la stessa è stata riparata? Perchè rete ambiente Parma non chiede di mostrare le fatture della riparazione? Oppure c’è dell’altro, qualcosa che noi ignoriamo?

    • Vercingetorige ha detto:

      Certo che , se è vero che la cassa d’ espansione sulla Parma , e la chiavica sul Lorno , non sono state aperte , mentre il paese andava sott’ acqua , è un fatto grave.

    • Grillo sparlante ha detto:

      Non so della chiavica ma vedo che anche il sindaco Canova si è svegliato chiedendo conto della modalità di funzionamento della cassa…. però io mi chiederei anche perchè non si siano riempiti i sacchi di sabbia a Colorno? Certamente la Canova avrà le fatture delle ripazioni effettuate alla macchina…. O forse non è ancora stata riparata… o forse….

    • Vercingetorige ha detto:

      Lei sa che una delle principali ragioni per cui la cassa di espansione sulla Parma , in caso di piena , viene riempita solo in parte , si dice essere il fatto che , riempiendola oltre un certo limite , si formano fontanazzi fuori dagli argini.

    • Grillo sparlante ha detto:

      Questo non spiega il protrarsi dei lavori per un mese abbondante domeniche e festivi compresi… Magari fossero solo i fontanazzi, temo però che ci siano altri e ben più gravi problemi, sarebbe però interessante che invece di fare lo scaricabarile, campare scuse assurde (in passato macchine non a norma, macchine rotte… è sempre la stessa storia, mi hai venduto una macchina non a norma che non poteva essere messa in commercio? Bene me la cambi e devi rispondere dei danni), inneggiare all’imprevedibilità degli eventi, si indagasse a fondo accertando eventuali responsabilità, magari anche rimuovendo i responsabili delle mancanze

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