Ecco la rete delle imprese parmensi utilizzate dalla ‘ndrangheta

Dalle carte del Tribunale di Catanzaro, che ieri ha arrestato 169 persone originarie di accusate di aver creato un’organizzazione ‘ndranghetana ramificata nel nord Italia e in Germania, emergono con precisione i nodi della rete che stava iniziando ad infiltrarsi nell’economia di Parma.

Parma è stata identificata nelle indagini come “area di riferimento” per gli affari della cosca crotonese Farao-Marincola in Settentrione, gestiti in accordo con la cosca Grande Aracri, sgominata negli ultimi anni dopo le inchieste Aemilia.

Al centro della rete c’è Franco Gigliotti, definito dagli inquirenti “facoltoso imprenditore di riferimento della cosca”, che offre capitali e “calibra i suoi investimenti secondo le esigenze della cosca, badando a incrementare il fatturato delle imprese di ‘ndrangheta”, ma assicurandosi al contempo un aumento dei propri guadagni e clienti”. Gigliotti – arrestato ieri assieme ad altre tre persone legate a Parma – viene dipinto nelle carte della Procura come figura “al centro dello scenario di riciclo delle materie plastiche controllato da sodalizio cirotano, senza mai esimersi dallo spendere proprie energie personali e finanziarie per il locale quadro richiesto”.

L’ndrangheta del XXI secolo è fatta di imprenditori che si conquistano quote di mercato attraverso intimidazioni, obbligando persone a cedere le proprie attività, oppure costringendole ad acquistare i loro prodotti, capaci di monopolizzare mercati, dal pane al riciclo di rifiuti. Per riuscirci, serve una rete di aziende dalla faccia pulita, da far crescere là dove c’è denaro. E per avere consenso nelle terre di origine, queste anziende tornano utili anche per dare lavoro a compaesani.

Gigliotti è noto a Parma in qualità di titolare della GF Nuove Tecnologie, ma gli investigatori hanno mappato un castello di società ampio direttamente riconducibile all’imprenditore, che si estende nei settori più diversi, dalla metalmeccanica all’edilizia, dal formaggio all’intrattenimento.

Il gruppo Gigliotti ha partecipazioni in Immobiliare Gigliotti srl, G-Laser srl, Belletti e Ferrari srl, Sga Real Estate srl, Inox Teck srl, Villaggio Valeria srl di Crucoli, Barani Formaggi srl, Giglio case srl, Field Solution srl, Fruttinnova, Dvg immobiliare srl, Gimac srl, Mcp srl, Goldoni International srl, Denis Group srl, Fratelli Scarpino srl, Dvg immobiliare srl, Technical progress srl.

Secondo gli inquirente, alla lista – già lunga – vanno aggiunte altre imprese amministrate dai signori Pasquale e Napoleone Romeo, considerati suoi fiduciari: RP Inox di Crucoli, PR Service di Milano, RP Work Unipersonale srl di Milano, RN Immobiliare srl di Parma, Ran System srl di Parma, oltre alla GG Service srl di Milano, amministrata da un cugino di Gigliotti.

Queste società, stando agli inquirenti, sono gestite in combine con l”ndrina di Catanzaro, alla quel Gigliotti versa denaro (“bollette della luce” e “fatture scadute”, si dice nelle intercettazioni), orologi da 20mila euro, e fa favori come la ristrutturazione gratuita (e in parte abusiva) di uno stabilimento balneare) l’assunzione di personaggi nullafacenti o del marito disoccupato della badante di un capetto di giù.

Gigliotti è anche uno dei soci di Parma Partecipazioni calcistiche, con il 3,55% del capitale, quest’ultima – chiaramente – una partecipazione a scopo autopromozionale.

I legami di Giglioli con le ‘ndrine sono diventati noti per la prima volta agli investigatori nel 2014, quando scoprirono che a Parma lavorava il nipote del boss Cataldo Marincola: fu allora che un collaboratore di giustizia raccontò di Gigliotti, un imprenditore che ogni mese pagava una mazzetta alla cosca, la quale gli aveva ordinato di diminuire i buoni pasto per la mensa per averne il corrispondente valore. Prima di allora, la sua fedina penale era pulita, se si esclude un caso di omessa custodia di armi.

Da lì, inizia ad essere sorvegliato ed intercettato. Deve essersene accorto, perché in una conversazione registrata, avverte i suoi contatti al sud di non farsi vedere troppo a Parma: incontra troppo spesso forze dell’ordine attorno al suo stabilimento.

Ma in qualche caso la guardia è stata abbassata e Gigliotti si è messo direttamente in affari con esponenti di spicco della ‘ndrina, ad esempio nell’organizzazione di una serata mondana, durante la quale ha cantato pure il noto rapper Rocco Hunt, ma soprattutto nella gestione di un impianto di recupero di plastica e cartone a Torretta di Crucoli: una certa Ag Film srl, riconducibile alla cosca attraverso i fratelli Francesco e Gaetano Aloe e Giuseppe Spagnolo, si occupava di raccogliere i materiali di scarto, unica in tutto il Crotonese perchè la concorrenza sfruttando “la carica d’intimidazione della consorteria” era stata eliminata, mentre la G-Plast srl di Giglioli, amministrata da sua nipote, nello stesso capannone, si occupava di trasformarla in materiale rivendibile.

Proprio questa attività è stata particolarmente seguita dagli inquirenti di Catanzaro, in oltre due anni di pazienti indagini, culminate con gli arresti di ieri e lo svelamento della rete economica corrotta.

6 Commenti

  1. Fausto Poli ha detto:

    Io vorrei rispondere con le parole di :e’ l’operazione Stige.Leggete qui sotto::

    Operazione Stige, nominati i commissari di Cirò Marina e Strongoli
    12 gennaio 2018

    Operazione Stige. Gratteri: la cosca controlla il “respiro” delle attività commerciali
    Operazione Stige. Gratteri: la cosca controlla il “respiro” delle attività commerciali
    La ‘ndrangheta calabrese capace di infiltrarsi in diversi settori economici e imprenditoriali non solo in Italia ma anche all’estero: un meccanismo che gli avrebbe consentito di strutturarsi come una vera e propria holding criminale capace di gestire affari economici per milioni di euro.

    È quanto viene fuori dalla maxi operazione denominata “Stige” che, stamani all’alba, è partita dalla provincia di Crotone e si è estesa anche al Nord Italia e all’estero.

    I carabinieri del Ros e del Comando provinciale pitagorico stanno infatti notificando 169 arresti – nei confronti di presunti appartenenti alla ‘ndrangheta e di loro favoreggiatori – ed eseguendo un sequestro di beni per un valore di oltre 50 milioni di euro.

    Al centro delle indagini, che sono coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, le attività criminali della cosca Farao-Marincola di Cirò, una delle più potenti in Calabria, attiva soprattutto nelle estorsioni e nel traffico di droga e che vanta ramificazioni anche in Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Lombardia e in Germania (in particolare – come accertato grazie alla collaborazione con la polizia tedesca – nei länder dell’Assia e del Baden-Württemberg).

    Gli interessi del clan andavano dal commercio di prodotti vinicoli e alimentari, alla raccolta dei rifiuti, ai servizi funebri, agli appalti pubblici oltre a poter contare su una fitta rete di connivenze da parte di pubblici amministratori.

    ARRESTI ECCELLENTI NEL CROTONESE

    Nicodemo Parrilla ma anche Michele Laurenzano: il primo, oltre che presidente della Provincia di Crotone anche sindaco di Cirò Marina; il secondo primo cittadino di Strongoli.

    Sono questi i primi nomi “eccellenti” raggiunti anch’essi dal provvedimento cautelare emesso stamani dalla Dda nell’ambito dell’operazione Stige.

    Tra gli altri figurano anche Giuseppe Berardi, vicesindaco di Cirò Marina, così come l’ex primo cittadino Roberto Siciliani ed il fratello Nevio, ex assessore del Comune jonico. E poi: Giancarlo Fuscaldo, presidente del Consiglio comunale; Domenico Cerrelli, vicesindaco di Casabona; Angelo Donnici, primo cittadino di Mandatoriccio insieme al vice sindaco Filippo Mazza e, infine, Giovambattista Benincasa, ex sindaco di San Giovanni in Fiore.

    Le accuse per tutti sono di concorso esterno in associazione mafiosa.

    I REATI CONTESTATI

    L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore della repubblica Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Luberto e dai Sostituti Domenico Guarascio, Alessandro Prontera e Fabiana Rapino.

    Ai 169 indagati vengono contestati i reati di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, autoriciclaggio, porto e detenzione illegale di armi e munizioni, intestazione fittizia di beni, procurata inosservanza di pena e illecita concorrenza con minaccia aggravata dal metodo mafioso.

    Oltre ai provvedimenti custodiali – eseguiti in Calabria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Lazio, Toscana, Campania e in Germania – è stato notificato anche un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 50 milioni di euro.

    Le ordinanze in Germania sono state eseguite grazie alla collaborazione di Eurojust che ha consentito il coordinamento tra la Procura di Catanzaro e le procure di Kassel, Stoccarda, Monaco e Dusseldorf.

    LE INFILTRAZIONI NEL TESSUTO ECONOMICO

    I provvedimenti scaturiscono da un’articolata investigazione che avrebbe consentito di documentare, in particolare, l’operatività, gli assetti gerarchici interni e le attività criminose della locale di ‘ndrangheta dei Farao-Marincola, secondo gli inquirenti “in posizione di sovra-ordinazione” rispetto ad altre realtà criminali, “seppure territorialmente contigue o con esso interferenti”.

    La cosca, in pratica, avrebbe infiltrato il tessuto economico e sociale dell’area cirotana attraverso “un radicale controllo mafioso” degli apparati imprenditoriali della produzione e commercio di pane, della vendita del pescato, del vino e dei prodotti alimentari tipici, nonché nel settore della raccolta e riciclo sia di materie plastiche sia di Rsu.

    L’indagine avrebbe quindi delineato il quadro complessivo degli interessi illeciti gestiti dal clan in ambito nazionale e estero, verificando anche la disponibilità di ingenti risorse finanziarie che venivano reimpiegate in numerose iniziative imprenditoriali e commerciali nel Nord-Italia e in Germania.

    LA BASE OPERATIVA E LE ‘NDRINE SATELLITE

    Le attività, condotte dai carabinieri e coordinate dalla Dda, avrebbero poi accertato una strutturazione peculiare dell’organizzazione criminale che sarebbe stata diretta dal boss ergastolano Giuseppe Farao (cl. 47) e che avrebbe avuto la sua base operativa nell’area di Cirò, Cirò Marina e nei comuni circostanti.

    In questi territori sarebbe stata inoltre verificata l’operatività di due ‘ndrine satellite: quella di Casabona facente capo a Francesco Tallarico, e quella di Strongoli con a capo la famiglia “Giglio”.

    La locale di Cirò avrebbe potuto contare inoltre su proprie promanazioni nelle regioni del Nord Italia e della Germania, dove venivano gestite attività commerciali e imprenditoriali ritenute però come il frutto di riciclaggio e reimpiego dei capitali accumulati illecitamente.

    L’assetto del sodalizio sarebbe stato l’espressione delle direttive impartite da Giuseppe Farao, sempre secondo gli inquirenti “chiaramente orientato a privilegiare lo sviluppo imprenditoriale della cosca, affidato ai propri figli e nipoti e sviluppato attraverso il reperimento di nuovi e sempre più remunerativi canali di investimento economico, limitando al massimo il ricorso ad azioni violente ed evitando gli scontri interni ritenuti pregiudizievoli per la conduzione degli affari”.

    Il controllo mafioso del territorio sarebbe stato invece demandato ad una serie di “reggenti”, fedelissimi del capo cosca.

    LA RETE DI IMPRENDITORI COLLUSI E COMPIACENTI

    Le indagini, ancora, avrebbero permesso di ricostruire la ramificata rete di imprenditori considerati compiacenti e collusi che, sulla base di un rapporto perfettamente “sinallagmatico”, ovvero di reciproci scambi, avrebbero ottenuto pagamenti rapidi dalle Pubbliche amministrazioni, recuperi crediti, lavori e commesse (pubbliche e private), riconoscendo di contro al clan i più diversificati favori: dalle assunzioni, ai finanziamenti, all’elargizione di somme di denaro, “contribuendo efficacemente e consapevolmente – affermano gli investigatori – all’accrescimento del potere mafioso sul territorio”.

    Fondamentale nell’inchiesta è stata anche la collaborazione con le autorità tedesche (Ika e Bka) nel ricostruire gli affari illeciti gestiti dalla cosca in Germania.

    In questo quadro si sarebbe documentato il controllo da parte del clan della produzione e distribuzione dei prodotti da forno (pane e affini), per cui i commercianti al dettaglio cirotani sarebbero stati costretti ad acquistare solo il pane prodotto dal forno di uno dei sodali e, nel contempo, gli altri concorrenti, con minacce, sarebbero stati allontanati dal territorio.

    Con un identico modus operandi il sodalizio si sarebbe infiltrato anche nella gestione di servizi funebri con la creazione di un’agenzia ad hoc.

    VINO E ALIMENTI ITALIANI IMPOSTI AI COMMERCIANTI TEDESCHI

    Tra gli altri business quello del commercio dei prodotti vinicoli sia in Italia che in Germania. Quanto a quest’ultimo Paese, infatti, si sarebbe accertata un’articolazione della locale nel land del Baden Württemberg e in quello dell’Assia, che sistematicamente riusciva ad esercitare pressioni, specie sui ristoratori calabresi presenti sul territorio tedesco, al fine di indurli ad acquistare i prodotti vinicoli di imprese che si ritiene controllate dal sodalizio (così come di altri prodotti alimentari riconducibili ad attività commerciali e imprenditoriali infiltrate dalla cosca), agendo dietro la copertura di un’associazione di ristoratori italiani.

    GLI INTERESSI SUI RIFIUTI, SUL PESCATO E SUI PORTI DI CIRÒ e CARIATI

    Tra gli altri settori di interesse del clan, come dicevamo, vi erano quelli della raccolta e riciclo di materie plastiche e della carta, e della raccolta dei rifiuti solidi urbani, anche grazie a una serie di complicità di pubblici amministratori; ma anche quelli dei servizi – come il rimessaggio, lavaggio, attracco e riparazione delle barche – e degli spazi portuali di Cirò e Cariati e dell’offerta di pescato proveniente dalla flotta peschereccia stanziale negli stessi porti.

    Infine, il servizio di lavanderie industriali in favore delle strutture alberghiere e dei ristoranti della zona.

    LE CELLULE OPERATIVE IN GERMANIA

    Le infiltrazioni sul territorio tedesco avrebbero poi svelato l’esistenza di una cellula operativa a Francoforte, Wiesbaden, Monaco e Stoccarda dove si sarebbero monopolizzate – con metodo ‘ndranghetistico – le forniture di vino, prodotti caseari, olio e semilavorati per pizze.

    I risultati raggiunti hanno così consentito di ottenere dal Gip catanzarese 13 ordinanze di custodia cautelare a carico di soggetti che dimoravano stabilmente in Germania e che sono stati arrestati in esecuzione di un mandato di arresto europeo.

    L’INGERENZA NEL SETTORE DELL’ACCOGLIENZA AI MIGRANTI

    Inoltre, si sarebbe documentato il controllo e l’ingerenza mafiosa grazie alla collusione di appartenenti alle amministrazioni pubbliche locali, anche nel settore dell’accoglienza dei migranti, dove si sarebbe appurata una riconducibilità alla cosca di una struttura immobiliare adibita a centro di accoglienza profughi, gestita da una serie di cooperative ritenute “compiacenti” ed i cui rappresentanti avrebbero funto da collegamento con gli enti pubblici per ottenere finanziamenti e autorizzazioni.

    In questo senso, il clan avrebbe ottenuto sostanzialmente in esclusiva per le proprie ditte, la fornitura di beni e servizi ai migranti, accrescendo ulteriormente i propri introiti – destinati alla cosiddetta “bacinella” – grazie anche al ricorso sistematico a fatturazioni gonfiate.

    LA GESTIONE DEL TAGLIO E RACCOLTA DI LEGNAME

    Inoltre, un altro ambito di interesse sarebbe strato quello del taglio e raccolta del legname nelle aree boschive. Attraverso imprese ritenute mafiose e collegate e ad una serie di violenze e minacce nei confronti degli imprenditori concorrenti, l’organizzazione sarebbe riuscita a pilotare le aste pubbliche per l’assegnazione di lotti di terreno boschivo.

    Infine, sarebbero state accertate altre attività illecite riguardanti sia l’operatività di una serie di imprese cosiddette cartiere controllate o riconducili alla cosca, che erano deputate all’emissione di fatture false, in pratica per operazioni inesistenti, e finalizzate a frodare l’Iva così come a ripulire denaro di illecita provenienza, sia relative a un traffico transnazionale di autoveicoli di grossa cilindrata.

    GLI ARRESTATI

    IN CARCERE:

    AIELLO Natale di Botricello
    ALBANO Alessandro di Cirò Marina
    ALESSIO Domenico detto “Frank” di Casabona
    ALOE Francesco di Cirò Marina
    ALOE Gaetano di Trissino (VI)
    ANANIA Antonio di Cirò Marina
    ANANIA Ercole di Cirò Marina
    ANANIA Fabrizio di Cirò Marina
    ANANIA Valentino di Cirò Marina
    AULISI Martino di Bellizzi (Sa)
    AULISI Sante di Bellizzi (Sa)
    BARBIERI Vincenzo di Cirò Marina
    BARTUCCA Antonio di Vigonza (Pd)
    BASTA Francesco di Cirò (Kr)
    BENINCASA Giovambattista di San Giovanni in Fiore (Cs)
    BERARDI Giuseppe di Cirò Marina
    BEVILACQUA Antonio Giorgio di Melissa (Kr)
    BLAICH Moncef di Tarsia (Cs)
    BOMBARDIERE Vittorio di Cirò (Kr)
    BONESSE Francesco di Reggio Emilia
    BRUNO Giuseppe di Cirò Marina
    CANINO Agostino di Sellia Marina
    CAPALBO Francesco di Strongoli (Kr)
    CAPUTO Amodio di Crotone
    CAPUTO Luigi di Strongoli (Kr)
    CARIATI Martino di Cirò Marina
    CARUSO Giovanni di Mandatoriccio (Cs)
    CASTELLANO Vito di Cirò Marina
    CATERISANO Massimo Diego di Isola Capo Rizzuto (Kr)
    CELANO Dino di Roma
    CERMINARA Assunta di Cirò Marina
    CERRELLI Domenico di Casabona (Kr)
    CHIMENTI Aldo di Spezzano Albanese (Cs)
    CHIRIACO Emanuele di Crotone
    CLARÀ Giuseppe di Santa Severina (KR)
    COFONE Angelo di Acri
    COMBERIATI Luigino di Petilia Policastro
    CORBO Roberto di Sessa Aurunca (CE)
    CRUGLIANO Gennaro di Cariati
    CRUGLIANO Leonardo di Cirò
    CRUGLIANO Mirco di Cirò
    CUSATO Giuseppe di Crotone
    D’AMBROSIO Adolfo di Rende
    DE LUCA Antonio di Crotone
    DONNICI Angelo di Mandatoriccio (Cs)
    ESPOSITO Aniello di Teora
    FARAO Francesco di Cirò Marina
    FARAO Giuseppe di Silvio di Cirò Marina
    FARAO Giuseppe di Cirò Marina
    FARAO Silvio di Cirò Marina
    FARAO Vincenzo di Cirò
    FARAO Vittorio di Giuseppe di Cirò
    FARAO Vittorio di Silvio di Cirò
    FAZI Paolo di Pietra Marazzi (Al)
    FIORITA Maria Costanza di Strongoli (Kr)
    FUSCALDO Giancarlo di Cirò Marina;
    GABIN Alessandro di a Marghera (VE)
    GALLO Giuseppe di Aprigliano
    GANGALE Donato di Umbriatico
    GANGALE Vincenzo di Carfizi (Kr)
    GIGLIO Giuseppe di Strongoli (Kr)
    GIGLIO Salvatore di Strongoli (Kr)
    GIGLIO Vincenzo di Strongoli (Kr);
    GIGLIOTTI Franco di Parma
    LAURENZANO Michele di Strongoli (Kr)
    LAVORATO Mario di Mandatoriccio
    LOMBARDO Maria Giulia di Cirò Marina (Kr)
    LONGOBUCCO Fedele di Cariati (Cs);
    MAIOLO Francesco di Isola Capo Rizzuto (Kr)
    MALENA Cataldo di Strongoli (KR)
    MALENA Pasquale di Cirò Marina
    MALETTA Paolo di Colosimi (Cs)
    MANICA Antonio di Prato
    MARINCOLA Aldo nato a Kassel (Germania) di Parma
    MARINCOLA Cataldo di Sulmona (AQ)
    MAZZA Filippo di Mandatoriccio (Cs)
    MAZZEA Francesco di Isola Capo Rizzuto (Kr)
    MENOTTI Federico nato di Napoli
    MIGLIO Enrico, di Strongoli
    MORRONE Francesco di Cirò Marina (Kr)
    MORRONE Salvatore di Cirò Marina (Kr
    MUTO Carmine di Crotone
    MUTO Luigi di Cutro
    MUTO Santino di Cutro
    NIGRO Salvatore di Cirò Marina
    PALETTA Basilio di Cirò
    PAPAIANNI Salvatore di Cirò
    PARRILLA Nicodemo di Cirò Marina
    PIZZIMENTI Giuseppe di Isola Capo Rizzuto (Kr)
    POTENZA Fabio di Parma
    PUTRINO Carmela Roberta di San Nicola Dell’Alto (Kr)
    PUTRINO Massimo di San Nicola dell’Alto (Kr)
    QUATTROMANI Eugenio di Cirò Marina (Kr)
    RISPOLI Leonardo di Cariati (Cs)
    RIZZO Angela di Savelli (Kr)
    RIZZO Luigi di Umbriatico (Kr)
    RIZZO Salvatore di Umbriatico (Kr)
    ROCCA Domenico di San Mauro Marchesato (Kr)
    RUSSO Francesco di Cirò Marina;
    RUSSO Gaetano di Crotone
    SALVATO Francesco di Crucoli (Kr)
    ANTORO Vincenzo Mandatoriccio
    SCULCO Michele, residente in Germania
    SESTITO Giuseppe di Cirò Marina
    SICILIANI Mario di Cirò Marina (Kr)
    SICILIANI Nevio di Cariati (Cs)
    SICILIANI Roberto di Cirò Marina (Kr)
    SIENA Carmine di Cirò Marina (Kr)
    SIENA Palmiro Salvatore di Cirò Marina
    SPADAFORA Antonio di San Giovanni in Fiore
    SPADAFORA Giovanni di Vigonza (Pd)
    SPADAFORA Luigi di San Giovanni in Fiore (Cs)
    SPADAFORA Pasquale di San Giovanni in Fiore (Cs)
    SPADAFORA Rosario di San Giovanni in Fiore (Cs)
    SPAGNOLO Giuseppe di Cirò Marina
    SPROVIERI Giuseppe di Cirò Marina (Kr)
    SQUILLACE Antonio di Cutro
    TALLARICO Francesco di Crotone
    TALLARICO Ludovico di Casabona (Kr)
    TASSO Luigi di Campana
    TRIDICO Giuseppe di Montalcino
    TUCCI Bruno di Acri (Cs)
    VASAMÌ Piero residente in Germania
    ZAMPELLI Vincenzo di Rossano (Cs)
    ZITO Francesco di Crucoli (Kr)
    ZITO Valentino di Cirò Marina
    FLOTTA Nicola di Mandatoriccio
    PALMIERI Domenico, detto Tonino, residente in Germania
    CAPRISTO Tommaso, residente in Germania
    CAMPISO Mario, residente in Germania;
    RUSSO Annibale, residente in Germania;
    AI DOMICILIARI:

    AIELLO Maria di Corte de’ Frati (Cr)
    ALOE Giuseppina di Cirò Marina
    ALOE Lucia di Cirò Marina
    ALOISIO Caterina di Cirò Marina
    ALOISIO Laura di Cirò Marina
    ARENA Tommaso di Crucoli (Kr)
    BOMBARDIERI Carlo di Cirò Marina
    BONIFAZIO Domenico di Cutro
    BOTTI Roberto di Modena
    CARDAMONE Gilda di Melissa (Kr)
    CARLUCCIO Dino di Cirò Marina
    CERCHIARA Gabriele di Crucoli (Kr)
    CERRELLI Domenica di Casabona
    CHIRIAC Alexandru di Cirò Marina (Kr)
    COLA Morena di Roma
    CONDORELLI Cristian di Roma
    CRUGLIANO Francesco di Cirò Marina
    ESPOSITO Antonio di Cirò Marina (Kr)
    GAIBA Marco di Mogliano Veneto (Tv)
    GIGLIOTTI Maria Francesca di Crucoli (Kr)
    GRECO Nino di Cariati (Cs)
    GRILLINI Andrea di Monterenzio (Bo)
    GUARINO Domenico Nicola di Isola Capo Rizzuto (Kr)
    GUARINO Giuseppe di Isola Capo Rizzuto
    MALENA Elena di Cirò Marina
    MASTROIANNI Maria di Casabona
    NIGRO Alessandro di Cirò Marina
    NIKOLLA Elton di Cirò Marina
    PLACIDO Rosario di Malagnino (Cr)
    POTESTIO Nicodemo di Cirò
    ROCCA Antonella di San Mauro Marchesato (Kr)
    ROCCA Francesco di San Mauro Marchesato (Kr)
    SALVATO Luigi di Crucoli
    SQUILLACIOTI Domenico di Isola Capo Rizzuto
    VELTRI Annamaria di Isola Capo Rizzuto (KR)
    VILLIRILLO Andrea di Crotone
    VILLIRILLO Rocco di Crotone
    CLARÀ Teresa di Crotone
    SCARRIGLIA Massimo di Crotone

  2. donelli daniele ha detto:

    d’accordo con Grillo sparlante, d’accordissimo…..

  3. Vercingetorige ha detto:

    Onorevole Maestri , se la “Mafia” ( e , con la parola “mafia” , le intendo tutte , “mafia” siciliana ,” ‘ ndrangheta” calabrese , attualmente la più forte e pericolosa , “camorra” napoletana , “sacra corona unita” pugliese , solo per nominare quelle italiane , perché , ormai , sono arrivate anche quelle straniere , nigeriana , cinese , sudamericana ) fosse solo una banda criminale , sarebbe già sconfitta da un pezzo ! Ma il fatto è che la mafia , come , ancora una volta , dimostrano i fatti di questi giorni , è un’ organizzazione in cui si intrecciano criminalità , imprenditoria , politica , commercio , finanza , sfruttamento dell’ immigrazione. Un coacervo di componenti dentro le quali viviamo . Dobbiamo smetterla di vedere il “mafioso” come quello con la “coppola storta” e la “lupara” in spalla , che va in giro a sparare per strada. Il “mafioso” è ormai il nostro vicino di casa , il nostro collega di lavoro , qualche volta perfino il nostro datore di lavoro. Dobbiamo domandarci chi costruisce le case in cui abitiamo , chi sbudella continuamente le strade della città , chi ci fa il caffè al bar , chi ci fa da mangiare nella pizzeria-ristorante. Guardi che i “mafiosi” non ci vengono a puntare la pistola in faccia , a meno che non abbiamo qualche conto aperto con loro . Spesso hanno modi molto gentili . Questa infiltrazione è cominciata decenni fa. Non l’ abbiamo vista. Non abbiamo voluto vederla. Possiamo tornare indietro adesso ? Ho i miei dubbi . Sono le mele marce nel cesto che fanno marcire quelle sane. Non si sono mai viste quelle sane risanare quelle marce !

  4. on. Patrizia Maestri ha detto:

    Ancora una volta la nostra città e il nostro territorio provinciale sono toccati da operazioni di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Sono segnali allarmanti che confermano, semmai fosse necessario, il fatto che anche Parma non può più dirsi immune da infiltrazioni malavitose che hanno l’obiettivo di inquinare il nostro tessuto economico, da sempre contraddistintosi per l’operosità, la capacità innovativa e l’onestà dei suoi principali attori.

    Rivolgo un sentito ringraziamento alle forze di polizia e ai magistrati che hanno condotto le indagini consentendo il disvelamento di una vasta rete di intrecci criminali che ha visto coinvolti a livello nazionale imprenditori e, purtroppo, anche amministratori locali. La lunga crisi economica che ci stiamo lasciando alle spalle ha favorito la diffusione di queste organizzazioni mafiose e la loro ramificazione anche in quei territori sani come il nostro, facendo leva senza scrupoli sulle difficoltà contingenti delle persone e delle imprese. Gli arresti confermano la bontà delle iniziative investigative e legislative messe in campo per contrastare il fenomeno mafioso ma occorre, da parte di tutti un ulteriore sforzo collettivo per eradicare queste infiltrazioni da Parma e dal Paese. È questo l’impegno che tutti dobbiamo sentire di assumere nei confronti della collettività parmense.

    • Grillo sparlante ha detto:

      Sarebbe interessante saperle le iniative legislative per contrastare il fenomeno mafioso….. Ma se il nemico maggiore nella lotta alla mafia sono proprio i politici….

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