Piene dei fiumi. E-R firma richiesta stato di emergenza. 105 mln di danni

Nel pomeriggio di oggi, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha firmato la richiesta di stato di emergenza che verrà immediatamente inviata al Governo, così come aveva anticipato direttamente al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al telefono martedì scorso, all’indomani delle esondazioni di fiumi e corsi d’acqua e delle piene dalla portata storica nei territori di Parma, Reggio Emilia e Modena, oltre al fenomeno del gelicidio nelle aree appenniniche da Bologna a Piacenza.

Richiesta all’esecutivo nazionale accompagnata già da una prima stima dei danni, operazione alla quale si è cominciato a lavorare da subito proprio per velocizzare le procedure relative ai risarcimenti. Si tratta di 105 milioni di euro: 30 milioni alle strutture private e 75 milioni per le somme urgenze, già avviate o da attivare, compresa la riduzione del rischio residuo, ovvero i lavori necessari per evitare danni uguali o maggiori da analoghi eventi futuri. E dalla stima sono ancora escluse le imprese, comprese quelle del comparto agricolo: in questo caso, normalmente la raccolta delle informazioni richiede più tempo e nei prossimi giorni, non appena le associazioni di categoria e le imprese avranno inviato ai Comuni una prima documentazione, sarà possibile avere un quadro preciso.

“In tempi rapidissimi, abbiamo già chiuso il rapporto con la prima conta dei danni, per inviare al Governo la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale- affermano il presidente Bonaccini e l’assessore alla Protezione civile, Paola Gazzolo-. Le aree e i cittadini colpiti, in particolare gli alluvionati di Lentigione, non possono attendere. Dopo lo stanziamento dei primi 2 milioni di fondi regionali per l’immediata urgenza, deciso in Giunta, vogliamo continuare a dare risposte rapide ed efficaci per ristabilire al più presto la sicurezza del territorio, per far rientrare le persone nelle loro case e per far ripartire imprese e attività produttive. Conclusa la ricognizione iniziale dei danni a infrastrutture pubbliche e cittadini, nelle prossime ore chiuderemo anche quella relativa ad imprese e agricoltura: tutti devono avere una risposta, nessuno escluso. Auspichiamo che la nostra richiesta possa essere accolta già nella prossima seduta del Consiglio dei ministri, che quasi sicuramente si riunirà entro Natale”.

Il presidente Bonaccini ha anche firmato il decreto con cui ha dichiarato lo stato di crisi regionale che per i prossimi 90 giorni, atto che permette all’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile di realizzare lavori specifici o altri interventi “indifferibili e urgenti”, nonché misure temporanee di assistenza a nuclei familiari evacuati da abitazioni inagibili, oltre ad adottare tutti i provvedimenti amministrativi necessari.

Per quanto riguarda i privati, la ricognizione del danno sarà in autocertificazione. I lavori di ripristino delle abitazioni danneggiate saranno documentate con foto, fatture e qualsiasi altro documento valido a fini fiscali sulle opere eseguite. Nei prossimi giorni, l’Agenzia regionale di Protezione civile darà indicazioni più dettagliate: la raccolta delle autocertificazioni inizierà solo dopo la dichiarazione di stato di emergenza nazionale.

“In tempi rapidissimi, abbiamo già chiuso il rapporto con la prima conta dei danni e inviato al Governo la richiesta per la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale- affermano il presidente Bonaccini e l’assessore alla Protezione civile, Paola Gazzolo-. Le aree e i cittadini colpiti, in particolare gli alluvionati di Lentigione, non possono attendere. Dopo lo stanziamento dei primi 2 milioni di fondi regionali per l’immediata urgenza, vogliamo continuare a dare risposte rapide ed efficaci per ristabilire la sicurezza del territorio, per far rientrare il prima possibile le persone nelle loro case e per far ripartire imprese e attività produttive. Conclusa la ricognizione iniziale dei danni a infrastrutture pubbliche e cittadini, nelle prossime ore chiuderemo anche quella relativa ad imprese e agricoltura: tutti devono avere una risposta, nessuno escluso. Ci auguriamo che anche il Governo proceda altrettanto velocemente”.

6 Commenti

  1. Grillo sparlante ha detto:

    A beh, se uno per calcolare la portata in un punto c( Colorno) avente un alveo rivdotto somma quella di un punto b (parma prima della confluenza del baganza) avente un alveo maggiore addirittura rispetto alla ipotetica somma dell’alveo del baganza e di quello di colorno, con un punto a (baganza) avente un alveo maggiore di colorno e minore della parma nel punto b siamo a posto….. Facessero tutti i calcoli in quel modo saremmo a posto, non oso pensare poi la portata nel delta del po, una tragedia per l’umanità

  2. Vercingetorige ha detto:

    Signor Frezzani , non vorrà farmi riprendere l’ infinita diatriba con “Grillo sparlante” ! Il fatto è che la piena della Parma , a valle della città , principalmente a Colorno , è la somma di due piene : quella della Parma + quella del Baganza , che affluisce nella prima a Ponte Dattaro , cioè a valle delle attuali casse d’ espansione. Per questo è necessaria la cassa d’ espansione sul Baganza , progettata a Casale di Felino , NIMBY permettendo. “Grillo sparlante” sostiene che opere di pulizia e bonifica a monte dell’ alveo del Baganza potrebbe rendere superflua la cassa d’ espansione , ma i progettisti , senz’ altro più esperti di me in idraulica fluviale , sono di diverso avviso. Siamo in attesa del pronunciamento del Consiglio Superiore per i Lavori Pubblici , e , se sarà positivo , i lavori potranno cominciare

    • Grillo sparlante ha detto:

      Lei evita di rispondere a quello che le ho risposto nel precedente articolo, la piena dell’enza si è verificata perchè l’unica cassa di espensione è del tipo simile a quella che si vuol costruire a casale (le ripeto, io potrei guadagnare con il mio lavoro se si facesse tale cassa di espansione) ovvero a riempimento, esterna al letto del fiume e senza paratoie per regolare il deflusso d’acqua. Gli esperti dicono che la rottura degli argini si è verificata a causa della velocità dell’acqua. Lei si rifiuta di leggere ma chi si lamenta della cassa d’espansione a casale è chi la vuole da decenni più o meno nello stesso punto, il problema è l’inutilità di un progetto come probabilmente sarà fatto. per la cronata tanti esperti di idraulica fluviale si sono espressi contro il progetto. STO ANCORA ASPETTANDO CHE LEI MI DICA DOVE HA LETTO CHE LA CAUSA DELL’ESONDAZIONE DELLA PARMA A SORBOLO E’ STATA CAUSATA DAL BAGANZA…. Fino ad ora questo lo ha scritto soltanto lei, mi dica le pagine della gazzetta o di repubblica o del corriere della sera, li ho ancora a casa così controllo

    • Grillo sparlante ha detto:

      I lavori non potranno cominciare perchè il progetto è allo stato ancora iniziale e non definitivo, bisognerà redarre il progetto definitivo, stanziare nuovamente i denari e fare la gara d’appalto che si sa già chi la vincerà

    • Vercingetorige ha detto:

      NESSUNO HA RITENUTO DI RIBADIRE ANCORA CHE LE ALLUVIONI DI COLORNO SONO DOVUTE ALLE PIENE DELLA PARMA ( controllate dalle casse d’ espansione ) CHE SI SOMMANO A QUELLE DEL BAGANZA ( fuori controllo finché non ci sarà la cassa d’ espansione a Casale di Felino ) , PERCHE’ E’ NOZIONE TALMENTE TRITA CHE LA SANNO TUTTI , SALVO LEI . Per sua norma e regola io leggo sempre tutto , prima di rispondere. Non ho parlato dell’ Enza , perché , come parmigiano , penso prima al Baganza. All’ Enza penseranno i cugini reggiani . Non sono io che “evito di rispondere” , ma lei che salta da palo in frasca . Prima il Baganza , poi l’ Enza , poi andrà a trovare il Rio delle Amazzoni ? I Tecnici del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici credo siano “esperti di idraulica fluviale” non meno di lei , e , come si esprimeranno , aspettiamo di saperlo. Un fluido , in un circuito , esercita due pressioni : una pressione laterale ed una pressione di punta . Secondo lei , a provocare le esondazioni , è la pressione di punta ? Entrambe le pressioni dipendono dalla portata , che , nel caso di Colorno , è la somma della portata della Parma ( controllata dalle casse d’ espansione ) + quella del Baganza ( fuori controllo finché non ci sarà la cassa d’ espansione a Casale di Felino ). Pressione laterale e pressione di punta sono inversamente proporzionali : maggiore è la pressione di punta , minore è quella laterale , e viceversa. Quella che sfonda e supera gli argini è la pressione laterale , non quella di punta , quindi è il contrario di quel che dice lei. Non so se voglia farmi ripetere per l’ ennesima volta che , la cassa d’ espansione di Felino , non preclude interventi di bonifica dell’ alveo e degli argini anche a monte.

  3. Almerindo Frezzani ha detto:

    Sarà perchè abito a Parma e raramente mi sposto in Provincia. Ma sinceramente le precipitazioni di questi giorni passati non mi parevano essere state così copiose da ingenerare fenomeni alluvionali. Che invero ci sono stati e con effetti catastrofici. Men che meno avrei creduto potesse avvenire ciò che è accaduto a Colorno, a causa dell’esondazione del torrente. Ricordo benissimo più pesanti effetti precipitazionali degli anni scorsi. che al contrario erano stati ben contenuti dalle opere idrauliche di cui dispone il bacino della Parma. Quindi mi chiedo – a fronte degli ingenti danni registrati – come e perchè un tale fenomeno disastroso. Che a mio sommesso avviso – oltre alla sua ineluttabile prevedibilità stagionale – non è stato convenientemente contenuto o disciplinato.

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