Terenzexit. In Appennino braccio di ferro istituzionale in corso da tre anni

 

Nell’Appennino parmense, da tra anni è in corso un silenzioso braccio di ferro istituzionale, una guerra a colpi di carte bollate fra l’Unione di Comuni Valli Taro e Ceno e il municipio di Terenzo. E’ una questione di soldi, di persone e soprattutto di campanili: l’intero Comune di Terenzo conta appena 1.195 residenti, quelli di due strade in città, ma non vuole rinunciare alla sua autonomia.

La storia è iniziata nel 2013, quando l’allora sindaco Maria Cattani (centrosinistra), sul finire del suo secondo mandato, approvò l’adesione di Terenzo all’Unione Taro-Ceno, che proprio allora si era costituita, mettendo assieme anche i territori di Bedonia, Bore, Borgotaro, Pellegrino, Terenzo, Tornolo, Varano e Varsi. Passano alcuni mesi, ci sono le elezioni, vince il gruppo che stava all’opposizione. E fra i primi provvedimenti del nuovo sindaco Danilo Bevilacqua c’è la cancellazione della delibera di adesione all’Unione. Quando stava in minoranza, Bevilacqua aveva raccolto quasi 700 firme contro l’Unione, che su 1.195 abitanti sono tante.

Il problema non è di colore polico: in Val Taro, tutti i Comuni sono guidati da liste civiche, così come civiche sono sempre anche i gruppi consigliari di minoranza. No, la questione è proprio di campanile, lassù in montagna vogliono fare da soli. O almeno – nel progetto più volte affermato dall’attuale primo cittadino – fare unioni più piccole, con amministrazioni amiche.

Solo che gli impregni assunti non possono essere dimenticati da un anno all’altro. L’adesione di Terenzo all’Unione – come vuole la norma regionale – è vincolante per cinque anni: Terenzo non potrà lasciare l’Unione fino almeno al novembre 2018. Se il Regno Unito sta sudando le famose sette camice per uscire dall’Unione europea, figuriamoci Terenzo per lasciare l’Unione Taro-Ceno. E allora è scoppiato un caso giudiziario, una piccola Brexit in salsa parmense: la Terenzexit.

Già nel 2015, il Tar di Parma si era espresso contro l’uscita di Terenzo dall’Unione Taro-Ceno. Le funzioni fondamentali che Terenzo aveva deciso inizialmente di conferire all’Unone, vanno svolte proprio dall’Unione.

Terenzo non ha desistito ed è ricorso al Consiglio di Stato – con spese mica piccole, per un municipio minuscolo -, ricevedo però la stessa risposta: gli impegni presi vanno rispettati, anche se cambia il sindaco.

Finalmente Terenzo si è arreso? Hanno capito lassù nelle alte valli che non possono lasciare l’Unione sic et simpliciter? Ma davvero no! Perché stando a quanto lamenta oggi l’Unione Taro-Ceno, l’amministrazione comunale di Terenzo è inadempiente agli obblighi assunti con l’adesione all’Unione. Più volte l’Unione ha sollecitato Terenzo a rispettare i suoi impegni, ma il sindaco Bevilacqua non lo mai fatto. E allora la questione è tornata un’altra volta in tribunale.

Questa volta, a rivolgersi ai giudici è l’Unione Taro-Ceno, che chiede di riconoscere le inadempienze del Comune di Terenzo e la “condanna all’esecuzione delle stesse previa concessione delle misure cautelari”.

Il Tribunale amministrativo di Parma si esprimerà sul caso il prossimo 24 gennaio. Ma c’è da scommettere che non sarà l’ultima pagina della storia, perché poi la sentenza aprirà la strada ad un nuovo ricorso al Consiglio di Stato. Poi arriveranno nuove elezioni e chissà che si inventeranno, lassù in montagna.

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