Il Fatto: “Elezione Andrei non regolare”. Università: “Il rettore è lui, regole rispettate”

“Rettore eletto con il trucco”: così titola oggi Il Fatto Quotidiano, che sostiene la non legittimità dell’elezione di Paolo Andrei a rettore dell’Ateneo di Parma. L’accusa si basa su vizi di forma, sui quali in Ateneo avrebbero tutti chiuso un occhio. Andrei è stato eletto a larga maggioranza pochi giorni fa (LEGGI QUI), ma la sua nomina non è ancora stata formalizzata dal ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli.

L’Università di Parma però sostiene la regolarità della nomina, pur non entrando nel merito delle contestazioni: “In relazione a notizie apparse oggi sulla stampa circa le elezioni del Rettore dell’Università di Parma, l’Ateneo rende noto che tutti i candidati possedevano i requisiti per il legittimo esercizio del diritto di elettorato passivo alla carica di Rettore ai sensi delle vigenti disposizioni di legge e di Statuto ribadendo pertanto la correttezza di tutto l’iter procedurale”.

Che cos’è che non è piaciuto al Fatto Quotidiano? Per legge, possono diventare rettori solo docenti con contratto a tempo pieno. Impegnato anche nella presidenza della Fondazione Cariparma oltre che in attività private, Andrei da anni è invece docente a tempo parziale. Appena prima di presentare la sua candidatura, ha chiesto ed ottenuto di passare al tempo pieno, adeguando la sua posizione alle norme per l’elezione al rettorato, ma forse lo ha fatto troppo tardi. Una norma risalente all’ultimo Governo Berlusconi (210/2010 art. 6 c. 6) stabilisce infatti che il passaggio da tempo parziale a tempo pieno debba essere chiesta almeno sei mesi prima dall’inizio di un nuovo anno accademico, e Andrei lo ha fatto più tardi.

A Parma, le elezioni del rettore sono state indette a sorpresa, dopo le dimissioni di Loris Borghi, coinvolto nello scandalo Pasimafi (LEGGI QUI). Borghi avrebbe dovuto continuare a regnare ancora due anni. Proprio l’improvvisa evoluzione del quadro ha spinto Andrei a modificare il contratto in ritardo e il rettore reggente ha accettato la richiesta.

E adesso che cosa succede? Basta un vizio di forma per invalidare la democratica scelta di un Ateneo? L’elezione di Andrei è valida oppure no? E se non lo fosse, le elezioni andrebbero rifatte – come suggerisce il Fatto Quotidiano? Se si dovessero rifare le elezioni, Andrei non potrebbe ricandidarsi, perché il suo passaggio a docente a tempo pieno non potrebbe essere formalizzato fino all’inizio dell’anno accademico 2018/19 (il primo a iniziare almeno sei mesi dopo la domanda di cambio di contratto). Ma potrebbe anche essere che le elezioni siano comunque valide, ed escluso il primo arrivato vincerebbe il secondo, cioè Saverio Bettuzzi.

Fra l’altro, se avesse ragione Il Fatto, per Andrei la situazione sarebbe oltremodo complicata, perché una volta chiesto il passaggio al tempo pieno, deve mantenerlo per almeno un anno, e questo esclude altre attività retribuite.

In questo momento, l’autorità deputata a chiarire la situazione è il ministero dell’Università, accettando o respingendo l’esito delle elezioni di Parma. Ma i candidati che non hanno vinto potrebbero anche ricorrere al Tar per far escludere Andrei e far slittare la classifica oppure ripetere tutto. In ogni caso, questo inciampo non aiuterà l’Ateneo a creare un clima di maggior coesione.

3 Commenti

  1. marco ha detto:

    Che falsità vengono scritte sui giornali! ma che vizi di forma!
    Il Prof. Andrei è regolarmente eletto quale nuovo Rettore dell’università di Parma poiché il DPR 382/1980, art. 11, ultimo comma, consente a coloro che si candidano per le funzioni di rettore (e alcune altre), qualora essi siano in regime a tempo definito anziché a tempo pieno, di produrre una preventiva dichiarazione di opzione per il regime d’impegno a tempo pieno in caso di nomina, senza fissare alcun limite temporale. Cosa che il neo rettore aveva regolarmente fatto.
    Questa norma è del tutto vigente e non è affatto abrogata dalla legge 240/210, che anzi in vari punti la richiama espressamente.
    Peccato, ancora una volta per certo giornalismo all’italiana (mi riferisco al giornalista delle testata nazionale che ieri ha parlato per primo di “elezioni con il trucco”), di aver richiamato una norma (la L. 240/210 art 6, comma 6) ma di dimostrare nei fatti di non conoscere il complessivo impianto normativo in materia. Senz’altro un’occasione persa, da una parte, per non dire stupidate e, dall’altra, per maggiormente studiare e approfondire le questioni prima di scrivere. Questa non è informazione per il cittadino, questa è palese e voluta disinformazione. O altrimenti semplice asineria.

  2. Armando Vannucci ha detto:

    Trovo comico il passaggio “per Andrei la situazione sarebbe oltremodo complicata, perché (…) questo esclude altre attività retribuite”… Cioè – fatemi capire – vuol dire che vivere, come faccio io, del solo stipendio accademico è complicato? Col mio, forse un po’ si; ma lo stipendio di Andrei è il doppio del mio…

    PS la Legge citata è la 240/2010 (non la 210/2010), ovvero la famosissima “Riforma Gelmini” (in realtà Schiesaro-Valditara)

  3. Vercingetorige ha detto:

    O si nomina comunque Rettore il professor Andrei “in deroga” ? Quanto a deroghe noi italiani non prendiamo lezioni da nessuno !

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