Di Vittorio. Procura: “Fu bancarotta fraudolenta”. 41 indagati

Dopo quasi due anni di indagine, i magistrati di Parma hanno terminato di raccogliere e leggere documenti: la loro conclusione è che il fallimento della coop Di Vittorio di Fidenza (LEGGI QUI) è stata bancarotta fraudolenta, un grande imbroglio che ha portato allo sperpero di ben 19 milioni di euro, tenuto in piedi dalla complicità di ben 41 persone. Tanti sono gli avvisi di garanzia inviati ieri dalla Procura. Un elenco in cui si ritrovano tutti i consiglieri di amministrazione della Di Vittorio, i soci delle sue partecipate – a partire dalla società Polis, anche questa fallita – e pure i sindaci contabili, seppur con un ruolo di secondo piano. Per i revisori dei conti, infatti, non è stata formulata l’accusa di bancarotta fraudolenta come per gli altri indagati, ma di bancarotta semplice.

Come noto, la Di Vittorio è fallita con grande ritardo rispetto l’evidenza della propria insostenibilità finanziaria. Ma la realtà dei conti è stata a lungo nascosta con bilanci falsificati e gonfiati da operazioni infragruppo, con falsi lavori commissionati da Di Vittorio e Polis.

Le conclusioni delle indagini della magistratura confermano in gran parte quanto già messo nero su bianco da Paolo Capretti, attuale curatore fallimentare della Di Vittorio, che per primo in veste di commissario giudiziale analizzò i bilanci della coop quando questa tentò la strada del concordato. Già nel 2014, Capretti parlò di falso in bilancio e indicò in 19 milioni di euro la somma mancante (LEGGI QUI). Tanto che al fallimento deciso proprio sulla base delle scoperte di Capretti, il Tribunale parlò di frode ai creditori (LEGGI QUI).

Gli avvisi di garanzia hanno raggiunto gli ex amministratori del gruppo Di Vittorio Elena Amadei, Camillo Ambanelli, Gianni Ambanelli, Graziano Barabrini, Adriano Bonati, Renato Bonelli, Guido Bosi, Giuseppe Botti, Isabella Botti, Angelo Canella, Paola Faroldi, Sergio Garbi, Adriano Grolli, Ermanno Ianelli, Grazia Intini, Marco Lamonica, Guido Libelli, Claudio Mancini, Angelo Marenghi, Dario Mattei, Elena Mazzaschi, Ilaria Mora, Stefano Rampini, Rossana Rastelli, Adriano Ronchini, Simone Rota, Vittorio Saccani, Franco Savi, Giorgio Savi, Ivan Savi, Francesco Tibaldi, Yuri Tosini, Alessandra Ugolini. Poi gli ex soci Paolo Bariggi, Cristina Bariggi, Enzo Monica e Mariacristina Robischi. E infine gli ex revisori dei conti Villian Bolognesi, Davide Furlotti, Silvano Maghenzani e Mario Tanzi.

Un Commento

  1. Francesca Gambarini (Forza Italia) ha detto:

    La chiusura della indagini sul fallimento della coop Di Vittorio e di Polis è un passo avanti importante verso la chiarezza. Spero che alla fine si arrivi a capire tutte le dinamiche che hanno portato ad un crac di dimensioni enormi e al quale si è arrivati attraverso operazioni edilizie e finanziarie discutibili andate avanti per anni e che hanno causato una mole impressionante di debiti. Naturalmente, sappiamo bene che si è innoncenti fino al terzo grado di giudizio e attendiamo gli esiti lavoro della magistratura. Chiedo, fin da ora, che nel processo che probabilmente ci sarà il Comune di Fidenza si costituisca parte civile e che una parte dell’eventuale risarcimento venga destinato ai soci truffati dalla coop Di Vittorio. Detto questo, sarebbe da ipocriti fingere di non sapere quale peso ha avuto la Di Vittorio nell’urbanistica fidentina e fingere di dimenticare i legami tra questa cooperativa e la sinistra locale: anche la politica dovrebbe fare mea culpa, dato che a certi progetti si sarebbe potuto dire no.

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