Gustizia lenta. La coda dei processi si accorcia, ma troppo poco

In calo le cause pendenti davanti al Tribunale di Parma, anche se il taglio alla coda nella nostra realtà è inferiore al calo medio nazionale.

L’anno 2017 si è aperto con ben 8.234 cause aperte nel parmense, cifra elevata, che fa di noi la 57^ provincia più litigiosa d’Italia. Se si guarda però alle sole regioni del Settentrione, Parma è undicesima nella classifica dei Tribunali con più fascicoli aperti, in un elenco che comprende anche città di dimensioni ben maggiori. In Emilia-Romagna, solo Bologna (14.915 processi in corso) e Modena (8.831) sono messi peggio di Parma. Il problema è la lentezza nello smaltimento degli arretrati.

I dati sono stati divulgati dal Sole24Ore di oggi.

Per cercare di rendere più fluida la giustizia, dai Tribunali si attende da anni maggior sveltezza nella gestione dei processi, anzitutto arrivando a verdetti per quelli più vecchi. Ecco, c’è chi ci sta riusciendo di più e chi di meno. Nel 2016, Parma si è fermata nel gruppo dei “di meno”. La maggior parte delle corti ha sfoltito l’arretrato di almeno il 5%, con i record di Avezzano a -23,9% e Foggia a -20,5%. A Parma il taglio è stato solo del 4,1%. E proprio i procedimenti annosi sono quelli ai quali non si riesce a trovare esito: sono 2.729 i processi aperti da oltre tre anni, numero calato rispetto all’anno passato di appena il 5,7%

Nelle altre province dell’Emilia-Romagna, i contenziosi in attesa di sentenza sono 1.897 a Ferrara (che nell’ultimo anno ha tagliato del 12% la coda), 3.946 a Piacenza (+4,1%), 4.306 a Reggio (+1,7%), 4.938 a Rimini (+4,7%) 5.354 a Forlì (-8,4%), 8.831 a Modena (-6,4%), 14.915 a Bologna (+0,1%)

Un Commento

  1. Almerindo Frezzani ha detto:

    E tutto ciò fa ben “disperare”. Considerate le varie riforme e le recenti introduzioni di modelli “processuali” alternativi alla Giurisdizione classica (leggi “negoziazione assistita” e “mediazione facoltativa e obbligatoria”) che non hanno fatto che gravare sui tempi (già biblici) degli esiti finali dei procedimenti. E con grave aumento dei costi finali per il cittadino richiedente “Giustizia”. Poi c’è la situazione del “penale”, che ormai – allo sfascio da un paio d’anni abbondanti – non trova soluzioni alternative. Perché il carico dei processi da celebrare è tale da avere ridotto ormai l’azione penale non più a fatto obbligatorio, ma semplicemente casuale. In pratica, solo gli “sfigati” vanno sotto processo. Così mentre da un lato vengono sottratte risorse umane (Magistrati) all’ambito civilistico per far fronte ai processi penali di cui sono ingolfate le Cancellerie, dall’altro si assiste alla paralisi parlamentare, che non volendo prendere atto della cogente situazione, preferisce tirare dritto, o emanare provvedimenti surrettizi di alleggerimento, piuttosto che mettere mano ad una provvidenziale “amnistia”. A valere almeno per i reati meno gravi. Frattanto i processi non vedono la fine. E la maggior parte dei reati si prescrivono in corso dei tre gradi di Giudizio.

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