Nelle serre del Parco Ducale sono tornati i fiori

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Qualcosa di nuovo, anzi di antico” per usare le parole del Pascoli è tornato oggi a fiorire a Parma. Taglio di nastro inaugurale per le Serre del Parco Ducale che, dopo un accurato restauro, sono state presentate alla città in tutto il loro splendore ritrovato e intenso profumo di mammole appena messe a dimora. La vice sindaco Nicoletta Paci, l’assessore alla Cultura Laura Maria Ferraris e l’assessore ai Lavori pubblici Michele Alinovi hanno inaugurato le Serre del Giardino Ducale.

L’iniziativa, che è inserita nelle celebrazioni per i 2200 anni della fondazione della città, intende valorizzare la Violetta di Parma sia in termini di coltivazione, sia di significato della sua immagine e di essenze profumate legate alla storia della città ducale.

Il posto delle Viole vuole ridisegnare lo spazio delle serre del Giardino Ducale di Parma per riportarle al loro utilizzo originale, riprendendo la coltivazione di piante e fiori, ricreare lì un luogo di “tradizione della viola” sia negli aspetti botanici, olfattivi, culturalie di costume.

La piccola Serra, degli anni venti del Novecento, fungerà di nuovo da serra invernale per riporre le piante durante la stagione fredda. Oggi, grazie agli interventi di ristrutturazione che consentiranno l’aerazione e la copertura estiva dell’ambiente, potrà essere utilizzata per la delicata coltivazione della Violetta di Parma a fiore doppio. La vasca tornerà invece, come in origine, ad accogliere piante acquatiche.

“Il risultato che possiamo mostrare oggi – ha detto Paci – è frutto di un percorso di cittadinanza attiva, di risposte alle istanze dei cittadini e di collaborazione tra istituzioni, associazioni e partner privati. E’ un momento di grande soddisfazione, quando, come oggi i risultati di un gioco di squadra portano al raggiungimento di obiettivi così belli e sentiti per la città”.

“E’ un momento particolarmente felice, la realizzazione di un sogno coltivato già durante il primo periodo del nostro mandato quando, dopo l’insidiamento al Parco della Biblioteca di @lice, abbiamo visto come la città possa schiudere luoghi di bellezza – commenta Ferraris -. Oggi, con le serre, si amplia, proprio in bellezza la prospettiva di un parco cittadino dove presso la Biblitoteca di @lice, che ha già ampliato i suoi orari di apertura, si sono conclusi anche i lavori necessari per la fruizione, con ogni clima, degli spazi, sia per gli utenti che per il personale che vi lavora”.

Il progetto è stato sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio e Iren. Il recupero architettonico è stato operato dagli architetti Carcelli e Madoni.

“Già nel 2001 avevamo sostenuto la riqualificazione del Parco Ducale – ricorda Paolo Andrei, presidente di Fondazione Cariparma -. Di recente abbiamo appoggiato questa iniziativa, e siamo felici di averlo fatto, perché le Serre Ducali aggiungono bellezza e identità culturale a questo Parco. Dall’attrattività nasce spesso anche socialità. Questo parco è un luogo che sa imprigionare molte cose, un luogo splendido, di una città che sa esprimere davvero tanto in ambito turistico, di qualità della vita e che può vantare una storia illustre. Queste viole, messe oggi di nuovo a dimora, sono un ulteriore doveroso omaggio, dopo che abbiamo celebrato i 200 anni dal suo ingresso in città, a Maria Luigia”.

Carlo Pioli, dell’associazione Parma Color Viola è stato tra più attivi e tenaci fautori di questo progetto: “La viola è un fiore sterile, che non produce semenza. Ha bisogno di cure. E’ arrivato a Parma con i Borbone che hanno iniziato a produrla presso l’Orto Botanico. Ma ha origini molto antiche, addirittura si dice venga dalla Mesopotamia. Qualche anno fa ho accompagnato una giornalista del New York Times che mi chiedeva insistentemente di osservare le famose violette di Parma. Non le abbiamo trovate e il suo articolo titolò: “The violets are in the air”. La viola, cioè, fa parte di Parma, ma in maniera immateriale. Oggi le viole di Parma hanno una dimora ufficiale e chi se ne prenderà cura. Questa è una tradizione che non poteva andare perduta e da oggi è diventata un percorso botanico, culturale, storico, di costume e olfattivo”.

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