“Samaritano” dona rene; trapiantato parmigiano

Un gesto di estrema generosità: un cittadino della provincia di Vicenza ha deciso di donare uno dei suoi due reni, in modo volontario, senza sapere chi avrebbe beneficiato di questo dono irripetibile. Da qui, sì è innescato il meccanismo complesso, una catena di donazioni che i medici chiamano cross over, che ha permesso a ben quattro persone diverse di ricevere un rene dopo anni di attesa e dialisi e di ricominciare a vivere. Uno di questi è un parmigiano, che ha ricevuto il rene pochi giorni fa.

Il cross over funziona così. Quando i reni di una persona non funzionano più, spesso un suo famigliare si offre di donarne uno per salvargli la vita. Solitamente, fra parenti c’è abbastanza compatibilità da permettere lo scambio dell’organo, ma non succede sempre. Allora si propone un baratto: il rene del famigliare va ad una terza persona adatta a riceverlo, in cambio di un organo che viene da qualcun altro con le caratteristiche necessarie.

Nella nostra storia, il rene del samaritano (così in gergo è chiamato chi regala un suo rene ad uno sconosciuto), espiantato il 5 dicembre, è andato ad un paziente di Pisa; in cambio un suo famigliare ha donato a sua volta un rene, che è stato mandato ad una persona Palermo; il famigliare del trapiantato siciliano ha dato anche lui un rene, spedito a Parma; infine, un parente del parmigiano trapiantato ha dato un suo rene, donato ad una persona di Vicenza.

I quattro beneficiari della catena innescata dal dono del samaritano veneto sono stati individuati nell’ambito del programma nazionale che monitora il bisogno e la disponibilità di organi, sulla base delle caratteristiche immunologiche di ciascuna delle persone coinvolte

Il trapianto a Parma è avvenuto grazie all’intervento di Enzo Capocasale, della Clinica chirurgica generale con incarico di alta specializzazione per la chirurgia dei trapianti e Maurizio Iaria della Clinica chirurgica generale, nel comparto operatorio chirurgico dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma. Nello stesso comparto operatorio, ha avuto luogo il prelievo da donatore vivente eseguito da Raffaele Dalla Valle, responsabile della struttura semplice Chirurgia oncologica epato-bilio-pancreatica. La valutazione  immunologica  della coppia donatore-ricevente è stata effettuata nei mesi precedenti presso il laboratorio di Immunogenetica dell’Ospedale di Parma, riferimento regionale per il trapianto di rene, di cui è responsabile Paola Zanelli. La preparazione, la valutazione della idoneità della coppia donatore-ricevente della nostra città, la predisposizione degli aspetti organizzativi e clinici, oltre alla presa in carico del paziente trapiantato, sono stati realizzati dalla Nefrologia del Maggiore, grazie a Umberto Maggiore, responsabile struttura semplice trapianti rene-pancreas. La logistica del delicato trasporto degli organi prelevati che ha coinvolto il nostro Ospedale e la nostra città è stata assicurata dalla Polizia stradale, sotto il comando di Eugenio Amorosa.

“Lavorare all’interno di una catena e sentirsi parte della rete per una professionista come me – dichiara Paola Zanell0, responsabile del laboratorio di Immunogenetica dell’Ospedale di Parma – è stata davvero una grande emozione”. “Questo evento è eccezionale in quanto il primo donatore volontario innesca una catena senza neppure sapere a chi andrà il suo organo”, precisa Umberto Maggiore, responsabile struttura semplice trapianti della Nefrologia.

“Il rene donato a Parma – spiega da parte sua Raffaele Dalla Valle, della Clinica chirurgica generale – è stato prelevato con tecnica laparoscopica, per consentire il recupero rapido del paziente” e permettere il rispetto della tabella di marcia. “La fiducia nella rete dei professionisti che operano nelle altre città è fondamentale, perché nessuno di noi può verificare in modo personale e diretto le condizioni dei pazienti”, approfondisce il chirurgo che ha preso parte al trapianto Maurizio Iaria della Clinica chirurgica generale.

“In questa occasione abbiamo dato l’esempio di come il sistema della rete funzioni”, sottolinea infine il direttore generale dell’Ospedale di Parma Massimo Fabi.

Un Commento

  1. Vercingetorige ha detto:

    Nel frattempo , mentre ammiriamo queste eccellenze della nostra Sanità , non possiamo non osservare come il Capo del Governo italiano , colto da cardiopatia ischemica ( infarto del miocardio ? ) , si è andato a far curare , anziché nel suo Servizio Sanitario Pubblico , nell’ Ospedale dello Stato della Città del Vaticano. Il Policlinico Gemelli , infatti , è sede della Facoltà di Medicina dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore , ed è del Vaticano . Lì si fanno ricoverare i Papi. Fermo restando che , il “Gemelli” , è uno dei migliori Ospedali nella penisola italiana.

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