Laparoscopia, la chirurgia del XXI secolo. Intervista a Dott. Gianluca Garulli

Dottor Gianluca Garulli, lei con la chirurgia laparoscopica ha ottenuto grandi risultati e ridotto di molto i tempi di degenza dei suoi pazienti. Ci spiega brevemente in cosa consiste questa tecnica definita anche “mini invasiva”?

La tecnica laparoscopica, detta anche mini-invasiva, è nata in Francia nel 1987 e successivamente in Italia nel 1990, viene applicata a quasi tutte le patologie degli organi contenuti nell’addome e nel torace. Questa tecnica consiste nell’introduzione in addome, attraverso mini-incisioni da 3 mm a 10 mm, di una telecamera che magnifica e riporta l’immagine su un monitor posto in sala operatoria, e di strumenti specifici per tale tecnica dopo aver insufflato (letteralmente “gonfiato”) con anidride carbonica gas naturale presente nell’aria che espiriamo. Si viene così a creare una camera operatoria che consente di eseguire interventi oncologici complessi, migliorando la precisione e soprattutto la visione delle manovre e dei gesti che il chirurgo compie per completare  l’intervento.

In quali casi si può usare questa tecnica?

Questa tecnica è nata negli anni ’90 per eseguire interventi quali l’asportazione della colecisti o cistifellea per calcoli, oppure l’asportazione dell’appendice in casi di appendicite acuta. In seguito, con l’aumentare delle esperienze e del numero degli interventi eseguiti, questa tecnica è stata estesa con ottimi risultati anche alla patologia benigna e maligna del colon e del retto, cosiddetto intestino crasso o grosso intestino. Oggi, nei Centri con documentata esperienza, questa tecnica è utilizzata con eccellenti risultati a più del 90% dei pazienti.

Per maggiore chiarezza vi elenco gli interventi che possono essere eseguiti oggi da mani esperte con tecnica laparoscopica poichè considerati migliori rispetto alla chirurgia tradizionale, come confermano evidenze scientifiche internazionali:

1) asportazione della colecisti\ cistifellea per calcoli;

2) rimozione di calcoli nel coledoco in collaborazione con il gastroenterologo;

3) il trattamento dell’ernia iatale per malattia da reflusso gastroesofageo ;

4) l’asportazione di tumori benigni e maligni dello stomaco;

5) l’asportazione di tumori benigni e maligni dell’esofago;

6) l’asportazione di tumori benigni e maligni del fegato e del pancreas;

7) l’asportazione di tumori benigni e maligni dell’intestino tenue ;

8) l’asportazione di tumori benigni e maligni del colon e del retto;

9) l’asportazione di tumori benigni e maligni del surrene;

10) l’asportazione di tumori benigni e maligni del rene incluso resezioni parziali fino alla nefrectomia, ovvero asportazione completa del rene;

11) l’asportazione dei tumori benigni e maligni della prostata;

12) l’asportazione dei tumori benigni e maligni delle ovaie e dell’utero, incluso asportazioni parziali e/o complete;

13) il trattamento dei difetti di parete addominale incluse le ernie inguinali e crurali, ombelicali e i laparoceli, ovvero le ernie insorte dopo intervento chirurgico;

14) in urgenze, alcuni casi di occlusione possono essere trattati con tecnica laparoscopica,

15) La maggior parte dei pazienti con appendicite acuta possono essere operati con tecnica laparoscopica.

Quali sono i vantaggi per il paziente, rispetto alla chirurgia tradizionale?

I vantaggi della chirurgia laparoscopica, riconosciuti a livello Internazionale attraverso quasi 30 anni di lavori e pubblicazioni scientifiche, sono i seguenti:

1) miglior decorso postoperatorio caratterizzato da un più rapido recupero delle proprie funzioni fisiologiche;

2) minore intensità del dolore se confrontato con la tecnica tradizionale;

3) minore incidenza di complicanze chirurgiche se confrontato con la tecnica tradizionale, quali polmonite postoperatorie ed infezioni delle ferite chirurgiche;

4) minor durata della degenza in ospedale;

5) dal punto di vista oncologico, una minor compromissione rispetto alla chirurgia tradizionale, delle difese immunitarie (aspetto rilevante quando si parla di tumori).

Questa tecnica è particolarmente indicata per patologie oncologiche?

Questa tecnica oggi trova ampio utilizzo in campo oncologico: la prima patologia oncologica è stata quella del colon retto. Successivamente, negli anni, tutte le patologie oncologiche hanno trovato indicazione, anche se ogni caso va discusso con team multidisciplinare e valutato, paziente per paziente, su quale sia il trattamento migliore. Oggi in Italia il Ministero della Salute (dati Agenas) dice che nel 2015 i tumori del colon retto trattati con tecnica laparoscopica sono stati circa il 30%, in linea con l’Europa. Riteniamo che tale percentuale possa essere migliorata per il bene del paziente.

Quanto è importante la preparazione del paziente a questo tipo di intervento per ottimizzare i risultati?

La preparazione del paziente all’intervento chirurgico è fondamentale nel ridurre l’incidenza di complicanze chirurgiche. Oggi, come l’atleta esegue alimentazione e preparazione specifica in previsione della gara, anche ai pazienti vanno dati consigli utili:

1) Abolizione totale del fumo e dell’alcol 4 settimane prima dell’intervento;

2) Consigli alimentari specifici e diete particolari in funzione del tipo d’intervento che si dovrà affrontare;

3) Miglioramento dell’attività metabolica basale, quali evitare la sedentarietà e praticare 30 minuti di camminata veloce tutti i giorni nelle 4 settimane che precedono l’intervento;

4) In alternativa, salire e scendere 2 piani di scale tutti i giorni due volte al giorno;

5) Esercizi respiratori specifici per migliorare la funzionalità respiratoria;

6) Ottimizzare il controllo della pressione della glicemia e dormire almeno 6 ore tutte le notti.

Quali ospedali la praticano in Italia?

In Italia quasi tutti i reparti di chirurgia hanno esperienza con la tecnica laparoscopica, anche se con percentuali e tipologia di casistiche diverse.

In media, Dottor Garulli, quanti interventi con la sua tecnica vengono eseguiti ogni anno dal suo reparto all’ospedale Ceccarini?

La nostra vocazione negli anni è stata quella di mettere il paziente al centro e, in funzione di ciò, applicare la tecnica migliore che ha i risultati migliori e che ha il più basso rischio di complicanze. Oggi la tecnica laparoscopica risponde in maniera attuale e sicura alle esigenze dei pazienti, soprattutto quelli più fragili come gli anziani, sempre più presenti nei nostri reparti. Penso che il paziente di oggi, informato in maniera chiara e trasparente, se dovesse scegliere fra eseguire un qualsiasi intervento con la tecnica tradizionale (caratterizzata da un maggior rischio di complicanze postoperatorie, maggior dolore, maggiori infezioni e più lunga durata della degenza ospedaliera), non avrebbe alcun dubbio nel scegliere la tecnica laparoscopica, purché eseguita da chirurghi esperti con documentata esperienza.

La tecnica 3D e quella robotica sono applicabili alla chirurgia laparoscopica?

Sì certamente, la tecnica 3D robotica e la tecnica 4k rappresentano la naturale evoluzione di una tecnologia che negli ultimi 20 anni ha perfezionato costantemente la capacità di visione migliorando la definizione dell’immagine, così come è avvenuto nelle nostre case, per i televisori e i nostri telefonini.

È vero che, grazie alla chirurgia robotica, un chirurgo può operare un paziente che sta in un altro continente?

Sì, è vero: la tecnologia consente questa possibilità. Nel 2001 un chirurgo francese eseguì l’intervento a New York negli Stati Uniti mentre il paziente era a Strasburgo in Francia. L’operazione, non più eseguita, venne chiamata “operazione Lindberg” in onore del grande aviatore.

Un Commento

  1. Vercingetorige ha detto:

    Il dottor Garulli è il Primario del Reparto di Chirurgia dell’ Ospedale Ceccarini di Riccione. E’ un esperto di livello internazionale in materia di Chirurgia Laparoscopica. Tutto quel che dice in questa intervista è , naturalmente , verissimo , ma , attenzione , lui stesso mette l’ accento sulla necessità di specifica esperienza da parte dell’ operatore. In effetti non è facile eseguire un intervento operatorio attraverso un “cannocchiale” infilato nel corpo del paziente. Non è cosa che si possa fare “tanto per provare” . Prima di imbarcarsi in un’ esperienza del genere il Chirurgo deve fare una sincera autocritica , domandandosi se è capace di farla , o no. Se ha dei dubbi , è meglio che proceda con la metodica tradizionale, per evitare insuccessi , quando va bene , e disastri , quando va male. Se , durante un tentativo di Chirurgia Laparoscopica , sorgono problemi , il Chirurgo dev’ essere pronto a proseguire con la metodica tradizionale.

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