Mastri: “Iren non cambi contratti senza accordo coi dipendenti”

“La cancellazione degli accordi integrativi dei lavoratori Iren dei singoli territori rischia di annullare oltre 40 anni di rapporti costruttivi e intese sindacali, legate alle particolarità delle provincie in cui l’azienda opera”. La deputata del Partito democratico, Patrizia Maestri, prende posizione dopo l’annuncio dell’azienda di disdettare i 200 accordi integrativi dei cinque territori in cui opera. “La necessità dell’azienda di armonizzare i contratti dei propri dipendenti è comprensibile, ma questo non può essere fatto a spese dei lavoratori e senza l’intesa con le organizzazioni sindacali”.

La decisione di Iren, se confermata, andrà ad incidere su alcune voci presenti in busta paga come le trasferte, le reperibilità, i turni che sino ad oggi erano diverse da provincia a provincia e che invece verranno livellate. “La storia di Iren e delle aziende che l’hanno preceduta – spiega Maestri – non va dimenticata: Iren è un’azienda a partecipazione pubblica nella quale lavorano persone che mettono quotidianamente il proprio lavoro a servizio dei rispettivi territori. E’ necessario che venga riannodato immediatamente il filo del dialogo e del confronto tra l’azienda e le organizzazioni sindacali per giungere, nel reciproco interesse, ad una rinnovata intesa che tenga conto delle necessità di un’azienda in forte crescita ma anche dei lavoratori che ne costituiscono la spina dorsale. Come parlamentari faremo la nostra parte. Ma è anzitutto dai soci pubblici di Iren, a partire dal Comune di Parma, che spero arrivi una forte presa di posizione”. 

Un Commento

  1. Giorgio Pagliari ha detto:

    Accolgo positivamente la sospensione dei contratti integrativi aziendali da parte di Iren. E’ un gesto responsabile, che riporta sulla strada del confronto sindacale i rapporti tra Iren e Lavoratori.
    Il tema, infatti, dell’omogeneizzazione dei trattamenti stipendiali all’interno di una società, che è frutto della fusione di più aziende municipalizzate e comunque territoriali, ha un carattere oggettivo, ma non può avvenire se non con attenzione alla ricerca dell’equilibrio tra i diritti quesiti e la nuova disciplina, foss’anche attraverso percorsi graduali.
    Il che non può che definirsi e risolversi attraverso un dialogo serio e responsabile, non condizionato da atti formali che diano l’idea del fatto compiuto.

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