Parma incompiuta. Il teatro che non serve

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E qualche anno prima dell’arena estiva, il Comune di Parma aveva iniziato a costruire anche un ennesimo teatro coperto, il Teatro dei dialetti, dove far recitare le compagnie dialettali. L’idea balzo fuori come un coniglio dal cappello di un mago nel 2007, proprio quando Piazza Garibaldi si preparava a concedere quattro licenze per altrettanti centri commerciali attorno alla città. Una legge allora recente consentiva di chiedere alle imprese edili opere pubbliche in cambio delle licenze, attraverso accordi di programma. All’Esselunga, per il permesso per aprire un nuovo grande supermercato in via Emilia Ovest, fu chiesto di fare un teatro. Il Comune ha messo la terra, cancellando una parte del parco Pellegrini; Esselunga 2,5 milioni di euro.

Ma avevano fatto male i conti. Quando finirono i soldi, l’opera era a metà. Allora nel 2009 il Comune stanziò di suo altri 2,5 milioni. Non bastò ancora. Ne stanziò  altri 900mila nel 2010. Non è bastato. E allora basta. Basta buttare soldi. E basta Teatro dei Dialetti.

La scatola di mattoni colorati disposti in linee flessuose è pronta. Ma è una scatola vuota. Per aprire la struttura a compagnie e pubblico occorrerebbe spendere ancora per il palco, le sedie, i camerini, la sicurezza. Soldi che non ci sono.

Non consola notare che pure il supermercato di via Emilia Ovest ancora non c’è. Fermato prima per il sopraggiungere della crisi dei consumi e poi perché troppo vicino all’aeroporto, il cantiere per la sua costruzione è partito giusto quattro mesi fa.

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Un Commento

  1. RENZ says:

    Notizia interessante che fa il “punto” di situazioni che si trascinano negli anni e dekke quali si perde “il filo”. Inoltre molti giornali evitano di dare quella banali spiegazioni e “storia” che sta dietro la notizia del giorno.

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